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Ma dov’è la Tanaria?

Quando chiedi a qualcuno se sa dov’è la Val Tanaro, ecco che lo sguardo si perde nel vuoto. Dove scorre il Tànaro, da non confondere col più modesto Panàro? Viene dalle Alpi, dagli Appennini? In realtà, da tutti e due, essendo il solo fiume italiano che vanta un bacino idrografico che abbraccia il punto in cui le due catene si toccano, quella zona di confine tra mare e monti, tra Liguria e Piemonte, lontano da tutto, nell’estremità occidentale della penisola.

Questa valle un po’ misteriosa, che pochi conoscono, offre a chi la vuole percorrere a piedi tutte le emozioni di un viaggio di esplorazione in territori vergini. Ci sono montagne vere, c’è il calcare che biancheggia su pareti dolomitiche, ma dai colli si vede il mare, e la Corsica all’orizzonte.

Il vento di “marin” porta profumi di elicriso e lavanda, ma ci sono i larici e sui pascoli brucano pacifiche le monumentali vacche di razza Piemontese. Di notte, l’ululato del lupo rompe la quiete delle valli più selvagge.

Il percorso si snoda tra le 24 storiche borgate di Ormea, in parte ancora abitate, in parte recuperate come residenze estive, in qualche caso abbandonate, così come è successo su tutto l’arco alpino e in Appennino. Non sono stati abbandonati, tuttavia, i castagneti da frutto. Si cammina tra vegliardi vegetali, alcuni dei quali piantati anche due o trecento anni fa. Provate ad abbracciarli: ci vogliono anche tre persone.

E poi ci sono le persone (tutte giovani) che ci accolgono, e che sarà una scoperta conoscere: Anna, che cucinerà per noi la prima sera a Cascine. Visiteremo il suo caseificio, ascolteremo la sua storia di cuoca e contadina di montagna. Il suo formaggio è stato premiato nel 2016 con la medaglia di bronzo nella categoria dei formaggi d’alpeggio di Alma Caseus, grande concorso nazionale indetto dalla scuola internazionale di cucina italiana Alma. A Chionea, dove arriveremo in occasione di una festa del parco, ci sono Gianluca e Danilo, e se i sentieri sono perfetti dopo l’alluvione di novembre, lo si deve al loro lavoro. E poi troviamo Angelica a Quarzina, che da Milano e dalla sua attività di architetto, passa in estate ad accogliere viandanti e paesani nel suo rifugio, unico punto di aggregazione sociale della borgata. A Pian dell’Arma ci aspetta Marina, che gestisce il rifugio con piglio deciso, e che va fiera delle fasce terrazzate che coltiva ai piedi delle pareti di arrampicata che guardano sul mare di Albenga: ortaggi in estate, rape in inverno, come vuole la tradizione.

Il viaggio in Tanària nasce nell’ambito di un progetto regionale di filiera, che coinvolge produttori, ristoratori, negozianti e anche la guida che vi sta raccontando questa storia. Guida che ha il compito di far conoscere collegandole con un itinerario queste e altre realtà virtuose, come il circuito di rifugi nati lungo il percorso escursionistico della Balconata di Ormea e il Parco del Marguareis, in cui ricade l’alta val Tanaro. Tutte realtà che scommettono sulla terra, sulla montagna, sulle attività tradizionali e sul turismo sostenibile.

Roberta Ferraris

Il sentiero balcone della Tanaria

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