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Piccolo cutrumbulo imploso (un viaggio a Creta)

Nulla accade per caso! Oggi ho scoperto di non avere nessuna fotografia del viaggio a Creta! Rotta la macchina fotografica, usata quella di mia madre, anche questa mi ha tradito! Subito ho pensato è il segno che tutto deve restare solo nella mente! E allora così sia e la mente è partita a ricercare i granelli dei molti momenti emozionanti di una settimana vissuta intensamente, quasi un rosario greco: Chiara che avanza lentamente nel primo giorno, pallida, ma con i lineamenti e la dolcezza di una madonna del 500 e a me, che capisco, viene in mente e le canto la buona novella di De Andrè; la festa per la Pasqua Ortodossa lungo il mare condita di spari, di fuochi, di riti, di vino, di capra allo spiedo, di helwa, di horta, di biscotti con la cannella e ci sentiamo quasi un tutt’uno con l’isola; il draguncolo, femminile al mattino e maschile nella sera; le piccole chiesette bizantine accoglienti silenziose e profumate dove accendere una candela lunga e sottile, quasi gotica, e sprigionare il profumo di incenso così caro nei ricordi, chiese quasi solo nostre e di chi conosce il segreto per entrare; il sapore della spremuta d’arancio un nettare rivitalizzante alla fine del cammino; la partita a back-gammon ma chi l’ha vinta? Davide? Adele? O Luca?; la notte sotto le stelle ad Agios Pavlos con le canzoni di Connie, un po’ montanare, ma ugualmente dolce ninna nanna per noi accoccolati nel letto di sabbia; i cutrumbuli, una preghiera di ringraziamento alla natura che ci accoglie riscaldandoci cuore e mente e l’occasione per parlare delle nostre vite un saliscendi senza fine ma ogni volta da ricostruire; i passi sicuri di Davide davanti a me e i miei, incerti, nel silenzio delle gole di Aradena; il dittamo quasi ad assaporare la manna nel deserto; la dolce e tenera vecchina di Agia Ioannis scesa dalla montagna a prepararci la sua minestra di lenticchie come a dei nipoti tanto amati, si accomiata con un kalo dromo e si schernisce nascondendo la timidezza dietro la mano con un piccolo sorriso; il suono della cornamusa con la fierezza di chi appartiene al nord ma ama il sud come in una unione di pace; gli agrimi ad Agia Roumeli prima tristi dietro la staccionata e poi, finalmente liberi, nel tempio di Artemide e la sensazione di aver finalmente provato quello che ti potevi solo immaginare quando ti parlavano di Arcadia al Liceo; Samaria, dove vorresti passare una notte nel silenzio sotto le stelle sapendo che sarebbe magica; i biscotti alla cannella conditi con l’amigdala dono prezioso di Adele all’imbocco delle gole; l’uccellino che beve alla fontanella incorniciata dal capelvenere, più importante di una sia pur interessante discussione sulla medicina; il malotira un premio prezioso all’arrivo in montagna; nel profumo del caprifoglio rigoglioso, io, stanca nel tramonto, che non so decidermi in quale stanza dormire ; la passeggiata serale a Sounia fino al porticciolo con le nostre riflessioni sul camminare e un cielo stellato da toccare con mano; l’acqua che sgorga al tempio di Asclepio e mi dona sensazioni di un già vissuto quasi a togliermi i dubbi di una scelta a volte troppo ardua e sofferta, anche se amata; la grotta dell’amore raggiunta fidandomi di Luca, penso che sarebbe la persona giusta per trasmettermi la tranquillità per nuotare senza pinne dove non tocco, ma perché non inserisce anche corsi di nuoto lungo l’andare? in fondo anche muoversi in un’acqua dai mille colori è una forma di meditazione; il profumo delle ginestre con lo sfondo del mare attraverso i rami di un albero, profumo ancora più intenso nel silenzio del cammino; l’aroma intenso del limone, donato, al tempio di Asclepio, raggiunto percorrendo un sentiero quasi di iniziazione, e il suo dolce sapore nell’acqua della borraccia, condivisa; la discesa al mare quasi un pellegrinaggio lungo la strada di sassi; il nostro capo, come un cervo ferito con il capo sanguinante, ma dove ce l’ha la testa, lui che è la nostra guida preferita, la boscaglia all’ennesima potenza?; le piccole stanze con gli stipiti azzurri nella casa ottomana di Hania e la stanzetta con i pizzi dove il nostro Duca riceve omaggi degni di un capo, comprese alcune piccole cose della mia tanto vituperata borsa delle medicine!; il cerotto magico nuova acquisizione nel mio prontuario medico; le tre piccole schegge nella mano pretesto per usare il mio pungidito, intervenire e salvare una vita!; il piccolo museo come uno scrigno visitato quasi sottovoce con amore; l’acquisto dei sapori che ti consentono di prolungare ancora un pò il viaggio e un distacco più dolce; il cisto spiegazzato di Luca che tanto assomiglia alle mie roselline bianche ora fiorite; le peonie spontanee e le mie che ora rischiarano il verde, qui; Adele, errrrre che ruota nel vortice di Scarborough Fair, che bello imparare le canzoni in inglese con lei!; Angelo che basta uno sguardo e si mette a cantare; Enrico, gambe che girano foto che scattano; Fabrizio gambe che ballano conti nella mente; Davide, occhi, capelli, pelle dal sapore del mediterraneo, perfetto per la mia Cristina, paziente? figlia acquisita?; Chiara, una finestra che sbatte sinistramente nella notte e un grido, nel silenzio, Igorrrrrrrr; Igor con la sua fissa per “il” Nanni quasi da far ingelosire il capo!; Antonietta, silenziosa e affascinante alla scoperta di un’altra sé stessa; Erasmo, prototipo di ingegnere interessante e colto, che non sa tacere…mai!; Giulio occhi azzurri ridenti e vogliosi; Rossana elegante e decisa, guai a darle consigli!; Alessandra, occhi felici che incamerano tutto il bello che ci sta attorno; Connie che dispensa ricette e medicine alternative, alter ego di Luca, ma per quale giornale scrive che vorrei leggerla?; Claudio, dov’è, ma è con noi? sarà mica già sul Ghisallo?; Luca che avanza con il bastone e il piccolo copricapo bianco, un viandante tranquillo quasi con le spalle abbassate quasi un po’ triste nulla lo può fermare assomiglia il suo passo a quello dei piccoli asiatici un passo che va lontano; Armanda, perché è bello vedere cambiare gli occhi di chi ti cammina accanto e scoprire allo specchio che i tuoi sono più luminosi.

Armanda Frigo