Blog

Articoli

 

La sagrada Familia degli alberi: in ascolto del Signore delle lingue e delle radici

Rubrica: Le bocche fiamminghe. Grandi alberi scavati dal Tempo

Autore: Tiziano Fratus.

Stazione 4: La sagrada Familia degli alberi. In ascolto del Signore delle lingue e delle radici
Regione: Sicilia
Palermo

Le bocche fiamminghe. Stazione 4: La sagrada Familia degli alberi. In ascolto del Signore delle lingue e delle radici. Autore: Tiziano Fratus

I più vasti alberi esotici d’Europa crescono nella nostra amata Sicilia. Due esemplari competono per il maggiore volume delle chiome e si tratta del celebre ficus del Giardino Garibaldi a Piazza Marina, piantato nel 1863 e celebrato per i 150 della nostra Italia. L’altro è il più annoso fra quelli in vita, il gigante dell’Orto botanico di via Lincoln, che nei scorsi giorni gli ospiti della manifestazione Una marina di libri hanno potuto ammirare. Noi cercatori di alberi siamo devoti a questi giganti, ma molti visitatori di Palermo non ci badano, rapiti da altre urgenze, altri odori e suoni, altre facce, altre Palermo. Alcuni anni fa realizzai un progetto di studio e documentazione dei grandi ficus del capoluogo siciliano, collaborando col direttore dell’Orto, il decano Franco Raimondo. Ne venne fuori un libro ed una mostra fotografica, entrambe dal titolo Il bosco di Palermo (2012). Parte di quelle informazioni e quelle stupefazioni sono poi state riproposte in due libri usciti per Laterza: L’Italia è un bosco (2014) e l’imminente L’Italia è un giardino (2016).

Le bocche fiamminghe. Stazione 4: La sagrada Familia degli alberi. In ascolto del Signore delle lingue e delle radici. Autore: Tiziano Fratus

Il Ficus macrophylla proviene dall’Australia, è stato descritto per la prima volta da James Cook nel 1770 ed è stato importato in Europa a inizio Ottocento, non si hanno notizie certe, anzi, spesso si leggono di ipotesi contrastanti. Un monumentale cresce nei giardini Mendoubia, a Tangeri, i locali gli attribuiscono età serafiche, dai 600 ai 400 anni, ma di certo è un albero più giovane, le sue imponenti dimensioni non sono ragguardevoli come nel caso degli esemplari di Palermo, di Siracusa, di Catania e anche rispetto al maggiore presente a Sanremo, ai giardini di Villa Ormond. In Liguria arrivano via Francia negli anni Settanta / primissimi Ottanta, in Sardegna, a Cagliari, via Sicilia, pochi anni prima, per la costruzione dei giardini della stazione ferroviaria, mentre a Palermo all’orto botanico è introdotto dal direttore, fra il 1840 e il 1845. Il nome con cui veniva indicato era Ficus nervosa, e osservandone lo sviluppo pare un nome azzeccato. L’albero infatti ha una crescita veemente, esplosiva, dai rami vengono proiettate radici aeree che in pochi anni conquistano spazio, terra, si fanno colonne oltre le quali l’albero ricomincia ad avanzare. Se non lo si controlla manifesta una prepotenza pari a pochi altri alberi: sposta statue, solleva scalinate, abbatte muri e così via. Ne siano testimonianza alcuni sollevamenti visibili all’Orto botanico di Palermo.

Le bocche fiamminghe. Stazione 4: La sagrada Familia degli alberi. In ascolto del Signore delle lingue e delle radici. Autore: Tiziano Fratus

Ribattezzai il gigante dell’Orto botanico la Sagrada Familia degli alberi, per la sua architettura complessa, un bosco a sé che si è allungato a nord e a sud, creando selve nella selva, gallerie, grotte, filari di tronchi nuovi e arcuati, un gigante che si circonda di un labirinto di radici tabulari alte anche mezzo metro. Al tempo del mio studio contai 49 colonne, comprese le più colossali che si concentrano e fondano nel cuore. In arboricoltura esiste un metro per valutare la dimensione di un albero: misurare la circonferenza del tronco a petto d’uomo, ossia a 130 cm da terra. Coi ficus è spesso un’operazione impossibile, data la morfologia. Ho quindi ipotizzato un nuovo criterio che ho suddiviso: il corpo centrale, ossia la misura della circonferenza delle crescite al centro dell’esemplare, e il perimetro totale, che comprende anche le colonne più distanti. In questo caso, la nostra Sagrada Familia, presenta misure da guinness: 87 metri di perimetro totale, 28 metri il corpo centrale.

Le bocche fiamminghe. Stazione 4: La sagrada Familia degli alberi. In ascolto del Signore delle lingue e delle radici. Autore: Tiziano Fratus

Qui dentro mi sono perso per molte ore. La prima volta che lo visitai era estate, un pomeriggio deserto, all’orto non c’era nessuno, e così rimasi lì dentro a rifarmi gli occhi, in quella foresta quasi pietrificata, con la corteccia grigia che ricorda così tanto la pelle di un elefante. Effetto cromatico e sensoriale che il ficus condivide quantomeno coi nostri faggi selvatici e bagolari. Ci sono tornato tante volte, anche all’alba quando ho avuto la possibilità di dormire in una piccola stanza proprio dentro l’orto. Fra le 6 e le 7 accadeva un miracolo: uno stormo di milioni di uccelli veniva in visita e si posava sulle fronde dei grandi alberi dell’orto, sul ficus ma anche sul doppio filare di alberi bottiglia, sugli eucalitti, sulle draceana draco, sul grande albero di pecan dell’Illinois. Ad un certo punto il loro vociare milionesimale taceva, un sussulto, un impulso nel tempo e il cielo si ricopriva di ali che battevano all’unisono, sollevando lo spirito da terra. Pochi istanti e regnava la solita musica. Il ficus non si era accorto di nulla, continuava a costruire, a lanciare, a escogitare nuove architetture.

comments powered by Disqus