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Riflessioni

Il cammino non dà sicurezze

Quante le lodi che tessiamo del metterci in cammino.
È davvero di moda il camminare.
Io sono un camminatore, per cui so di che parlo.
Ma amo anche andare a fondo delle questioni.
Mi faccio domande.
E le propongo ai miei compagni di viaggio.

Perché la nostra epoca storica ha bisogno di riscoprire la mitologia dell’andare a piedi?
Rimetterci sulla strada nel modo più semplice, ma anche faticoso, del camminare, che cosa esprime?

Il cammino non dà sicurezze

Sono la casa e il focolare, la chiesa e la città, i simboli della sicurezza.
Sono le auto e i treni, gli aerei e le navi, i mezzi di trasporto per viaggiare comodi e sicuri.
Cosa voglio dire?
Credo che noi camminatori interpretiamo un nuovo spirito romantico.
Intuisco che dietro il desiderio di camminare ci sta l’insicurezza dei tempi che viviamo.
È la radicalità dei dubbi e delle trasformazioni che avvertiamo fuori e dentro di noi.
È quella che chiamiamo crisi.

C’è insieme la paura del cambiamento ed il coraggio di cercare nuovi percorsi.
Il cammino è stare nel rischioso presente.
Non nascondere la testa sotto la sabbia, rifugiandosi nelle risposte del passato o fuggendo nelle fantasie di un imprevedibile futuro.
L’etica del viandante è accettare fino in fondo la possibilità che non ci siano soluzioni.
Nel passo dopo passo nessuno ci assicura né il quando, né il dove o come arriveremo.
Sta a noi metterci in gioco.
Sfidando l’ignoto.

Guido Ulula alla Luna