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Interviste

 

Alberto Castellò de Pereda che cammina da tre anni

È proprio vero che il cammino riserva belle sorprese; a chi lo pratica, ma alle volte anche a chi ne è testimone. Allo Slow Travel Fest di Monteriggioni c’era un camminatore davvero speciale: Alberto Castellò de Pereda. Alberto è partito dal suo paese (Bocairente, Spagna) nel giugno del 2013, e non si è più fermato! La credenziale di Alberto è stupefacente; un rotolo di carta di 6 metri pieno zeppo di timbri. Alberto ha percorso tanta strada, ha visto tanti paesi e conosciuto tante persone. È stata assolutamente casuale la sua presenza al festival, era lì di passaggio, come quasi sempre gli capita. Lo abbiamo intervistato per voi.

Alberto Liberati a sinistra, e Alberto Castellò de Pereda sulla destra

(DOMANDA) D. - Alberto, perché sei partito?
(RISPOSTA) R. - Il matrimonio era finito ed ero stato appena licenziato. Avevo accumulato troppo; dovevo fare qualche cosa e capivo che mettendomi in cammino avrei potuto riguadagnare la mia pace interiore.

D. - Dove ti sei diretto?
R. - Ho raggiunto Santiago de Compostela sul Cammino di Levante, attraversando la Spagna da sud-est a nord-ovest. Mi è piaciuto molto: stavo entrando nella dimensione giusta! Così ho pensato di continuare sulle varianti: il Cammino de La Plata verso sud, il Catalano a est, poi attraverso quello Francese sono arrivato in Italia.

D. - In tutto questo cammino, non ti sei mai fermato da qualche parte?
R. - Come no! In Calabria vicino Maratea un paio di mesi, poi a Ischia per un anno.

D. - Perché Ischia? E per un periodo così lungo?
R. - Camminavo sulla Francigena vicino Lucca con un ragazzo di Ischia che mi ha invitato. Aveva dei cavalli, io amo i cavalli, comprendo il loro modo di comunicarci. Per un anno son tornato a fare lo stalliere, ho girato tutta l’isola, mi sono riempito delle sue cose belle e ho fatto pure cose particolari: ho circumnavigato tutta l’isola con il pedalò!

D. - Nel tuo cammino, hai avuto brutti momenti?
R. - Non c’è mai stato un brutto giorno. Io dico che ogni giorno è bello, perché se pure ci fosse una cosa brutta, questa nasconde la benedizione. Ma non nella sua accezione religiosa, bensì nel senso di positività che possiamo trovare in quello che facciamo. Dormire sotto la pioggia, non riuscire a trovare la cena non sono cose brutte perché il mio pensiero è positivo e mi dà la forza interiore di andare avanti: è questa la benedizione!

D. – Quali i momenti belli del tuo cammino?
R. - Tutti i giorni sono belli. Oggi ti dico che è stato ieri quando sono arrivato ad Abbadia Isola e mi hanno accolto offrendomi la cena. Ieri ti avrei detto che era stato ieri l’altro quando sono entrato in piazza del Campo a Siena.

D. - Adesso punti a norD. Stai tornando a casa?
R. - No. Non è ancora il momento. Adesso seguo la Francigena fino a Canterbury. Poi da lì muoverò verso Santiago sul Cammino Francese.

D. - E finalmente a casa!
R. - Beh, non proprio: a Bocairente ho il mio amato fratello e la sua famiglia. Ma non mi fermerò, perché di nuovo tornerò in Italia seguendo la linea di costa.

D. - L’Italia ti ha affascinato…
R. - In Italia mi aiutano tantissime persone: ricevo ospitalità e calore umano. Qui più che in Spagna e in Francia. È incredibile… Quello che sto facendo lo faccio grazie all’ospitalità, al cuore di chi incontro. E qui, più che altrove, trova sostegno una frase del Dalai Lama: noi camminiamo ogni giorno di luogo in luogo e le persone che incontriamo è come se aspettavano che noi arrivassimo.

D. - Documenti il tuo cammino in qualche modo?
R. - È tutto registrato nella mia mente, anche il più piccolo incontro! Comunque non ho telefono, non ho tablet, né pc. Pensa che mi hanno creato un indirizzo di posta elettronica proprio ieri!

D. - E alla fine del tuo cammino?
R. - Quando mi fermerò lo farò per scrivere la mia esperienza, perché mi rendo conto che scrivendo posso aiutare chi si trova a vivere una situazione come la mia. Perché il passo mi ha salvato.

D. - Cosa farai dopo?
R. - Non so cosa farò dopo. So che oggi sono un pellegrino privilegiato della vita. E ora la mia meta è stare nel cammino.

Intervista raccolta da Alberto Liberati

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