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Intervista a Italo Bertolasi

A cura di Luca Gianotti

Luca: Nella tua vita hai camminato molto, da giovane lunghi spostamenti nelle terre estreme del Pakistan, poi pellegrinaggi sui monti sacri del Giappone, meditazioni camminate secondo le discipline taoiste e buddhiste. Ma il camminare per te è un mezzo o un fine? Quale valore dai al camminare in sè?

Italo Bertolasi: È un mezzo. Camminare per me è una vera meditazione. Cioè ascolto profondo di sé stessi e del mondo. Che avviene attraverso il "pensare" dei nostri piedi cervello! Camminare è anche godimento e celebrazione della vita. Quindi il più umile ed efficace mezzo per vivere come vivono le altre creature viventi. Si usano piedi più nudi possibile e mentre si cammina si "guarisce". Disimparando tutto quello che ci allontana dalla nostra vera natura. Ci si acquieta. E passo dopo passo accadono strane metamorfosi... si fa pace con sé stessi, con gli altri e con la nostra terra "madre" che accarezza il nostro piede. Camminare è anche l’unico modo per fare un vero Viaggio. Quel viaggio con la V maiuscola che è vero pellegrinaggio e che i nostri umili piedi solo possono "conquistare". Il valore del camminare? ... È come scrivo sopratutto ricerca di verità e di senso: del nostro volto segreto: della nostra fragilità che è anche perfezione. E compiutezza. Ma anche un’iniziazione al piacere di vivere liberi e spensierati in mondi lontani dalle nostre tristi città.

Nell’anima di ogni vero viaggio c’è anche avventura: esplorazione del nuovo, coraggiosa ricerca dei propri limiti per superare le paure e diventare “adulti”. Indipendenti. Quello che alla mia generazione irrequieta e vagabonda si è improvvisamente spalancata davanti al nostro camminare vagabondo è stata la porta verso Oriente. Quell’Oriente non solo luogo geografico ma anche simbolo di ogni altra “Terra” magica, esotica, erotica e spirituale. Quell’abisso che si credeva potesse nascondere i segreti della Creazione e del nostro misterioso esistere.

Luca: Nelle tue pratiche di meditazione nella natura proponi il "bagno di foresta". Ci puoi spiegare meglio cos’è e quali attività che proponi sono fatte camminando?

Italo Bertolasi: Il “bosco scuola” è lo spazio prescelto per fare quello che io chiamo “bagno di foresta”. In un bel bosco selvaggio si può godere l’infinita complessità del mondo: pini e querce secolari, prati di muschi e rododendri, fiori e animali selvatici. In questi spazi selvaggi si può anche ritrovare la nostra “anima selva” ossia la nostra vera natura che è fatta di libertà, creatività, sensualità e intelligenza sensitiva. Il bosco quindi è un “vortice” di energie curative. La “Via” del bosco e il bagno di foresta sono giochi e meditazioni che ci mettono in contatto con gli elementi terra, acqua, aria, fuoco... per riscoprire l’armonia del mondo. Quali sono le nostre attività: raggiunto dopo una camminata silenziosa il luogo della pratica: la riva di un ruscello, una cima di montagna, il cuore di un bosco... si sceglierà un nostro angolino segreto per sedersi a gambe incrociate in pace e silenzio. Per “ascoltare” la musica della natura: il soffio del vento e la “voce” soffusa del bosco vivente. Nessuno ci guarda! Poi ci si può alzare in piedi per abbandonarci a una danza spontanea. Ci si può muovere come fanno le nuvole in cielo, le fronde scosse dai venti o l’acqua che scorre nel torrente vicino. Così si riacquista la nostra “forza selvatica” fatta di fluidità, consapevolezza e armonia. E con esercizi di Qi Gong trasformarci poi in antenne sensibili che possono assorbire le “onde" curative ed energetiche del bosco.
Il bagno di foresta è anche un divertente “fitness nella natura”. Tra gli esercizi ci sono i bagni di cascata e di vento, i “massaggi arborei”, le camminate meditative. Ricopiati dalle antiche meditazioni ecologiche inventate dai monaci taoisti e scintoisti dei monti sacri cinesi e giapponesi. Il bagno di foresta si è anche arricchito con le pratiche della medicina alpina - i bagni d’acqua fredda, di vento e di sole Per fare un buon bagno di foresta potremmo scegliere le foreste dei parchi nazionali “storici” - Parco dello Stelvio, del Gran Paradiso, della Calabria. Ma anche un bosco vicino a casa nostra purché conservi angolini di selvaggità.
Potremmo anche spogliarci nudi per fare un pò di naturismo. Nel bosco delle libertà ci potremmo liberare dalla costrizioni dei vestiti e delle scarpe. Per respirare con tutto il corpo e per auto massaggiarsi piacevolmente i piedi nudi sui ciottoli, sui muschi o sulle scorze rugose dei pini. A corpo nudo si può assorbire meglio il “Qi” della Terra Madre e del Cielo. Nel bosco scuola si può anche vivere la notte, meditando e camminare al chiarore delle stelle. Di notte il bosco si trasforma in un luogo magico che richiama il “caos, l’eros, l’ignoto e il tabù”. All’inizio ci potremmo spaventare. Sentirci in pericolo. Ma pian piano ci sentiremo anche noi “figli del buio e delle ombre del bosco”. Diventeremo più coraggiosi. Più fiduciosi delle nostre capacità.
L’idea del “bagno di foresta”? Riproporre un percorso di libertà e di selvaticità per tornare a modi di vivere più istintivi e più sapienti. Ricollegandosi così al nostro “Io” selvatico e alla natura, coi suoi ritmi e il suo “respiro” - ossia la sua forza.

Luca: Tra tutte le tue esperienze di viaggiatore in Oriente ci sono molti pellegrinaggi a piedi, tra templi e montagne sacre. Che consiglio daresti a chi vuole ripercorrerli? Quale di questi percorsi consiglieresti a un camminatore che vuole vivere una immersione nella natura, ma anche nella sacralità di quella cultura orientale? Lontano dal turismo più commerciale... Quale cammino di più giorni potrebbe insomma diventare in Oriente, per noi occidentali, il parallelo del Cammino di Santiago?

Italo Bertolasi: Io amo in modo particolare il Giappone. E lo consiglierei. Quindi anche dopo Fukushima suggerirei un lungo pellegrinaggio verso i monti sacri del Tohoku. Mete di un particolare turismo spirituale comunque non disturbante. Tra i miei luoghi preferiti il vulcano sacro di Osore nel cuore della "alpi giapponesi" raggiungibile lungo sentieri che seguono curve di livello spirituali: disegnate da rocce sacre, alberi millenari e templi votivi... e poi la piacevolezza dei bagni caldi giapponesi negli onsen selvaggi dell’Akita e ancora le solitarie camminate nelle wilderness dell’Hokkaido, scrutati con discreta curiosità dai "Kuma" locali - gli orsi - che sono comunque considerati dagli Ainu, gli aborigeni dell’Hokkaido, delle divinità.

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