Lo zen e l’arte del ping pong

di Luca Gianotti.

La Metafisica del ping-pong è un libro che ha avuto grande successo negli Stati Uniti, e ora viene pubblicato in Italia. Il ping pong, o tennistavolo, come preferite, è un gioco e uno sport sottovalutato, sebbene sia giocato da milioni di persone nel mondo, e in Cina sia sport nazionale. Sottovalutato perché considerato sport minore. Ma è ora di rivalutarlo, e Guido Mina di Sospiro ha scritto un gran bel libro. Portando il ping pong al livello del tiro con l’arco (ricordate il libro di Herrigel Lo Zen e il tiro con l’arco?), cioè a discipline che vanno al di là del semplice gesto sportivo, ma che possono diventare, se praticate con consapevolezza e presenza mentale, un percorso di crescita interiore.

Luca Gianotti
20 aprile 2016

Ho avuto l’onore e il piacere di leggerlo in anteprima, e di intervistare l’autore, che è venuto tre giorni in Italia (vive negli Stati Uniti) per il lancio del libro.

È un libro che si compone di differenti livelli: la filosofia del ping pong, un vero trattato filosofico che parte da Platone, Aristotele, e arriva a Carl Gustav Jung e a Wittgenstein, ma anche cita il pensiero orientale, dal Tao allo Zen; poi c’è una parte più tecnica, in cui si descrivono le tecniche, gli stili, gli effetti, le attrezzature, le regole di gioco, insomma, quello che serve sapere; e infine una parte narrativa, in cui si segue l’autore nel suo percorso iniziatico dentro a questo mondo, dai primi scambi da ragazzo fino alla passione sfrenata, ai tornei e al viaggio-pellegrinaggio nella “terra santa”, la Cina, per sfidare un giocatore cinese in una memorabile partita che chiude il libro, e che l’autore clamorosamente vince. I tre piani si intrecciano, i tre livelli avanzano paralleli, e la lettura si fa appassionante.

Leggiamo un brano, di quando Guido Mina comincia a scoprire che il ping pong è più profondo di quanto si pensi:

Nel Big Sur capitammo per caso alla Henry Miller Memorial Library, il cui nome mi fece subito drizzare le antenne. Non avevo dimenticato quell’autore, che mi aveva divertito col suo «libro proibito», Tropico del Cancro, assorbito con Il colosso di Marussi e in seguito sorpreso in Big Sur e le arance di Hieronymus Bosch. E adesso eravamo proprio lì, nel Big Sur.
Avrei dovuto essere pago delle maestose sequoie, dei cimeli dello scrittore e dei bibliotecari accoglienti ed eccentrici. Mia moglie lo era. Ma all’ombra degli alberi svettanti non potei non notare un tavolo da ping-pong.
«Sì» mi disse una giovane bibliotecaria quando glielo chiesi. «Henry Miller era un buon giocatore. Nel 1963, per esempio, quando si incontrò con Bob Dylan, ecco… i due non erano molto in sintonia».
«No?»
«No. Henry trovava Dylan arrogante e Dylan trovava Henry paternalistico. Ma sa cosa? I due giocarono a ping-pong. Il ping-pong ha sempre attratto le persone intelligenti, sa?»
Non lo sapevo, ma era un commento lusinghiero per questo sport e mi fece piacere.
«Per esempio» continuò la bibliotecaria, «quando Arnold Schönberg lasciò l’Austria per sfuggire ai nazisti, rifugiandosi a Hollywood, giocava a ping-pong con il suo vicino George Gershwin. Schönberg andava in giro con una custodia di violino, solo che al posto dello strumento c’era una racchetta da ping-pong».

Guido Mina teorizza che i giocatori di tennistavolo si dividono in due categorie, i metafisici e gli empiristi. I metafisici sono quelli che giocano con le gomme lisce, e che giocano per il gesto perfetto, utilizzando colpi spettacolari, attaccando, insomma sono coloro che usano il ping pong come arte. Gli empiristi invece sono quelli che giocano per vincere a tutti i costi, magari montando gomme con puntini lunghi, e come nel mito platonico della caverna sono quelli che non credono all’esistenza di una realtà ulteriore, di un mondo più alto verso cui tendere, sono prigionieri delle loro false credenze. E non si evolvono.
Altra caratteristica profonda del ping pong è l’umiltà. Guido Mina scopre che anche giocatori di qualità non sono mai superbi o presuntuosi, come avviene per gli sportivi degli sport “importanti”, perché il tennistavolo è sport duro, che richiede tanto allenamento prima di riuscire ma si conserva sempre l’umiltà di partenza. Bell’insegnamento sportivo davvero!

È ora di ridare quindi al tennistavolo, considerato non gesto agonistico ma pratica e disciplina, lo spazio che merita.
“Se non fosse paradossale non sarebbe tennistavolo” scrive Guido Mina, è un gesto non euclideo, pieno di effetti imprevedibili, i famosi spin, che seguono leggi della fisica complicate, il ping pong arriva anche a spiegare la teoria del caos; il tennistavolo diventa ARTE quando ci si esercita fino ad avere il completo controllo di ogni pallina. È chiaramente un’arte ZEN, come il tiro con l’arco. Perché non ci ha pensato nessuno prima?

Ne libro La metafisica del ping-pong Guido Mina spiega che vincere nel tennistavolo non è importante. Perché prima viene lo stile, la bellezza del colpo, la “forma”. E se la forma è perfetta, allora il colpo diventa anche vincente e si fa punto. Ma è secondario. Ma non per il giocatore empirista, che invece gioca per vincere, usando non la tecnica che si fa arte, ma la controtecnica.

Altro aspetto che fa riflettere sul ping pong, dimostrando che è uno sport particolare, è l’età degli atleti, ci sono in questo sport anche cinquantenni a ottimi livelli agonistici, nella mia regione al primo posto delle classifiche regionali c’è addirittura un sessantenne, in nessun altro sport è così. Segno che conta anche l’esperienza e l’intelligenza, e non solo le doti atletiche. Secondo Guido Mina la conoscenza e la perseveranza contano il 70%, mentre la prestazione sportiva il 30%.

Quindi il ping-pong è per tutti, ma va praticato con perseveranza, passo dopo passo, gesto dopo gesto, è nella ripetitività maniacale dei colpi che si raggiunge la “forma” perfetta.

E se praticato con costanza diviene meditazione pura, si può giocare in presenza mentale, vivendo l’attimo del colpo sulla pallina, similmente al camminare, che vive nell’attimo del passo dopo passo.
Altro che passatempo estivo da spiaggia o da parrocchia…

Guido Mina di Sospiro, La metafisica del ping-pong, Ponte alle Grazie 2016, 16,80 euro