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Mille miglia in cammino fino al Golfo del Messico (recensione)

John Muir è uno dei padri dell’idea di salvaguardia della natura. È anche grazie a lui se negli Stati Uniti prima, nel resto del mondo poi, sono nati i Parchi Nazionali. Far diventare Yosemite un parco protetto fu opera sua.

Nato in Scozia nel 1838, si trasferì bambino negli Stati Uniti, di cui amò la natura e ne scrisse libri letti da milioni di americani. Ha fondato la prima associazione ambientalista-escursionistica della storia, il Sierra Club, che già nell’Ottocento organizzava campi nella natura selvaggia in tenda. A 28 anni si mise in cammino da Indianapolis per camminare vari mesi e attraversare vari stati americani, fino ad arrivare in Florida e poi sul Golfo del Messico, camminando mille miglia, cioè circa 1600 chilometri. Dal suo diario è stato pubblicato un libro, che per la prima volta appare in italiano, una vera chicca per gli appassionati (anche grazie all’ottima traduzione di Francesca Frulla).

Il giovane Muir cammina e osserva, osserva la natura con ammirazione, con amore, ne sente la forte sacralità. Le palme della Florida lo colpiscono: “Ci dicono che le piante sono esseri viventi mortali e senz’anima, che soltanto l’uomo è immortale; eppure sono convinto che sull’argomento non sappiamo quasi niente. A ogni modo la palma era di una bellezza indescrivibile e mi ha svelato segreti più profondi di quelli che io abbia mai ascoltato da un uomo di chiesa”.

Il viaggio di John Muir fu davvero avventuroso, si trovò varie volte con pochissimo cibo, e dormì molto spesso all’aperto, trovando con fatica posti dove dormire rialzati rispetto alle paludi o protetti dal rischio dei banditi.
Quando viene convinto da un capitano e un ex giudice a unirsi a loro nella caccia al cervo, partecipa, ma si guarda bene dallo sparare, anzi contesta la teoria allora in voga che gli altri animali sono stati creati da Dio come cibo e come svago per gli uomini, se così fosse – dice – allora anche l’orso potrebbe dire lo stesso dell’uomo, creato da Dio come cibo per lui. Poi riflette: “io ho davvero poca simpatia per il senso egoistico di possesso dell’uomo civilizzato, e se dovesse scoppiare una guerra tra gli animali selvatici e l’uomo padrone, sarei tentato di prendere la parte degli orsi”.
Arrivato al golfo del Messico, Muir non riesce a godersi quei luoghi perché viene colpito da febbri malariche, e rimane a letto malato per mesi, fortunatamente curato da una famiglia molto ospitale. Ripresosi, decide di imbarcarsi per Cuba, dove rimane un mese ma ancora il suo stato di salute è incerto, quindi invece di proseguire verso Sud, come sperava, si imbarca su una barca piccola e veloce, carica di arance sia in stiva che sul ponte e torna a New York, poi California, per finire a Yosemite, il suo amore di una vita.

Bel libro, racconto di un cammino di centocinquanta anni fa, un precursore, maestro di tutti noi nell’arte del diventare tutt’uno con la Natura.

John Muir – “Mille miglia in cammino fino al Golfo del Messico”, Edizioni dei Cammini 2015 – 16,50 euro

Recensione di Luca Gianotti, in origine pubblicata nella newsletter il cammino n. 132 Hanno camminato. Benvenuti.

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