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Camminare

 

Un cammino attraverso i colori. E (in)aspettate coincidenze.

Un cammino attraverso i colori. E (in)aspettate coincidenze.

Tour delle Egadi, Sicilia, 12-19 settembre 2015, Compagnia dei Cammini
con la guida Nanni di Falco

È stato per me il primo cammino, figlio di una coincidenza, di un incontro con una persona davvero Bella, che non vedevo da tempo. Ai cammini, è vero, ci pensavo da un po’. La persona Bella mi ha parlato della Compagnia dei Cammini, di un modo di sentire e viaggiare a me così affine. Ho studiato sito e proposte ed eccomi approdata qua, tra palpiti di Italia e “Africa”, di mare e “montagna”, palpiti così miei.
Il programma già apre un mondo: In cammino sulle isole Egadi. Io racconterò i colori che ho sentito. E le coincidenze. Solo alcune, però. Un autentico tripudio, continuo e sorprendente. Casuale, non lo so.

Alba rosa nelle Saline di Marsala e sull’Isola di Mozia
Parto con l’idea di svuotarmi, e riempirmi con il blu del cielo e del mare. Mi preparo a diventare risacca, placida e instancabile. Ma l’alba di questo viaggio è rosa, rosa come le vasche delle saline, con il bianco abbagliante dei “covoni” di sale, che racchiude tutti i colori del viaggio appena cominciato. Poi vedo i Fenici, li vedo lì, a Mozia, arrivare con le loro navi. Nanni e le sue parole appassionate li disegnano, li fanno respirare. E con il vento di scirocco, oltre alle loro voci, arrivano quelle dei compagni di cammino. Sorrisi e segreti svelati, silenzi e sciami di parole mi fanno affacciare sull’uscio delle loro vite. Il cammino è iniziato.

Le cose più belle per me.
- Il vento di scirocco e le confidenze tra “sciroccati”
- Il sorriso di Anna, giovanissima studentessa polacca innamorata dell’archeologia e dell’Italia. E dei volti degli “isolani”, che immortala in ambiti ritratti. Quel sorriso che avrei rivisto per caso, diversi giorni dopo, tra le perle di Segesta.
- Il racconto di Vincenzo, per vent’anni pescatore di tonni tra i mari di Sicilia e poi di Grecia e Spagna, tra giornate senza ore, senza giorno e notte, fino a diventare mesi, lontano da casa, lontano dalla terra. È approdato ora alle placide acque di Mozia, dove guida le imbarcazioni che portano i viaggiatori alla scoperta dell’isola.

Levanzo, la piccola selvaggia profumata di bianco
Si salpa verso le Egadi, destinazione Levanzo. Approdo inaspettato, colorato di terrazze sul mare, albe immaginate, cale arricciate dallo scirocco, steppe placidamente ribelli. Ad accoglierci, un piccolo nugolo di case affacciate sul porto. E, dietro, la potenza di Capo Grosso, del suo faro che abbraccia energie ancestrali e vite che furono. E ti regala uno sguardo vibrante, di chi ti conosce da sempre.
Gli occhi si abituano a discese verticali, corrono giù per le rocce, fino al blu. Nidi d’uccelli dalle voci nascoste ti chiamano. Per due giorni, nello stesso punto. E Favignana, farfalla, vola davanti a te, appena più in là.

Le cose più belle per me.
- Addormentarsi nella cala davanti al Faraglione, dopo una giornata di cammino. Svegliarsi sola: nella spiaggetta di sassi non è rimasto più nessuno. Ma dal Faraglione c’è chi ti guarda, nera e bianca. Con il cannocchiale il profilo si fa più nitido: è la cicogna nera!
- Le terrazze sul mare: della colazione, dei baretti delle notti e dei risvegli, della pensione dove stendi i panni e fotografi l’abbraccio di due visi belli e genuini, due tuoi compagni di cammino e nuovi amici.- Il pane “cunzato”, “cunzato” proprio come desideri tu, a scelta tra i sapori genuini di questa terra potente. Lo trovi in una botteguccia sul mare, alla mattina prima di avviare il tuo cammino. Un uomo con il sorriso grande te lo prepara e porge, come un papà.
- I bagni nelle cale selvagge, protette dallo scirocco. In base ai venti e alle condizioni del mare, Nanni sa dove portarti per il momento della giornata in cui torni a immergerti nelle magie del feto.
- Le cene con il pesce in tutti i modi.
- Il faro. Punto.

Favignana, la gialla.
È la più nota delle Egadi, e sbarcarci proveniendo da Levanzo, è un po’ come arrivare nella brulicante Milano dopo aver lasciato le tue pedalate placide lungo le strade di Udine. C’è vita a Favignana. Inutile raccontare le sue spiagge spettacolari: i nostri piedi ci portano fino a Cala Rossa, per un bagno rigenerante e un arrivederci al caldo che qui, nel profondo sud, non sembra essere figlio di settembre. Prima, la visita alla antica tonnara, una delle più grandi del Mediterraneo. Una visita che ti riempie, tra queste mura accarezzate da respiri ampi e storie che palpitano ancora.

Le cose più belle per me.
- Le ombre di noi camminatori, sulla strada verso Cala Rossa e sotto il sole poseidonico.
- I visi degli uomini e delle donne in bianco e nero, che ti guardano dalla tonnara.
- Il giovane isolano che sceglie la coppola davvero più giusta per te, ma poi tu devi scappare a prendere il traghetto. Grazie per la tua cura, ragazzo dai capelli rasta, mi spiace non avertelo detto di persona.
- I tuoi compagni di cammino che ridono felici a mollo nelle acque di Cala Rossa.
- Il caffè con la crema di pistacchio, sulla strada del rientro.

Marettimo, sonorità grigioverde e carezze sacre
Il primo impatto è potente, disarmante. Approdi sapendo che la forza di questa montagna sul mare ti ghermirà. Non opponi resistenza. Percorrere le sue pendenze e sentirsi a casa, un po’ sulle mie Alpi, un po’ nel grembo di mamma Africa.
Prima escursione immersi nella “nebbia”, la “muddura”, rinfrescati dai rivoli leggeri che scendono ballando dagli alberi. Poi, imbattersi nelle tessiture del ragno che vive tra queste rocce.
E l’indomani su a Pizzo Falcone, tra scenari indescrivibili. Fino a che le rondini scuotono l’aria fresca, finalmente, lassù, a 686 metri sul livello del mare, e dipingono gimcane nel cielo che ti portano dentro i cieli blu che abitano dentro te.

Le cose più belle per me.
- Gli uomini anziani seduti nella casa davanti al porto. Passi di lì e ci sono sempre. Anche quando vaghi da quelle parti tra le braccia di Morfeo.
- Le confidenze davanti agli scogli di chi, anche grazie a questo cammino, ha sentito nella pancia le sue vere strade.
- Alfio, Pepe, Birillo o comunque si voglia chiamarlo: uno dei cani che vivono sull’isola e che ci ha seguito nelle escursioni giornaliere. Presenza discreta, ma che Presenza. Appariva, spariva e poi lo trovavi là, dentro un’ombra inimmaginata. Il suo respiro la colonna sonora che leniva il calore portato dallo scirocco.
- Il cous cous di pesce, come si fa da queste parti. Chetelodicoafare.
- Il sonno di appena quattro ore prima dell’ultima, strepitosa escursione a Pizzo Falcone: tornare ragazzini per le vie del “paese”, la notte, con i nuovi amici di Cammino. E il giorno dopo riempirsi gli occhi di esuberanze verticali, montagne a strapiombo sul mare, dei suadenti richiami di Punta Troia.
- I “tuffi” del giro in barca.
- Addentrarsi nella muddura, dove perdi i confini e impari a seguire fiuto, e vibrazioni.
- Il rosmarino che pettina di verde la roccia, ovunque.
- La chiesetta vicino alle Case Romane, che protegge i canti di noi camminatori.

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Il cammino di gruppo è terminato con l’approdo a Trapani e un’appendice a Erice con alcuni compagni. E poi ancora un paio di giorni in solitaria, si fa per dire, tra le Mura di Tramontana di Trapani, i balconi delle case popolari con le tende a strisce bianche e blu, i canti dei bambini per le strade, le barche dei pescatori a ondeggiare sulle note di tramontana e maestrale. Le magnificenze di Segesta, nuovi sapori, nuovi incontri. Altri tripudi di coincidenze, a raccontarle non ci si crede. É che il terreno era già preparato. È il Cammino.

L’alba tra le nubi indaco e i riflessi del sole che nasce, da un oblò. E mi sveglio che sono già a Trieste.

Cristina Menis, camminatrice neofita.

P.S. Grazie Nanni, grazie per la tua guida e l’Amore per la tua terra. Grazie al bambino che nuota fino a raggiungere la riva.

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