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Il cammino della capra e del leone

Da Trieste a Rovigno nel sogno dell’Istria

Dopo Trieste, scriveva Pasolini, inizia qualcosa di “diverso”. Pensava all’Istria, la più grande penisola dell’Adriatico, terra di meraviglie, inclassificabile, per secoli luogo di convivenza tra genti latine e slave, porta sui Balcani, dove il mare si respira ovunque e nel giro di pochi chilometri puoi incrociare resti romani, forti austriaci, leoni veneziani, bunker jugoslavi, basiliche paleocristiane, edifici del realismo socialista, uliveti mediterranei, edicolette votive in mezzo al nulla, danze macabre affrescate in chiese sperdute, damigiane sui ballatoi, panni stesi tra bifore, torri di guardia, casite di pastori, castelli disabitati da generazioni ma ancora in piedi, anche se precariamente, anche se per miracolo, tutto e il contrario di tutto. Eppure ogni elemento del quadro ha a che fare in qualche modo con il suo prossimo: così l’automobile abbandonata nel frutteto sembra parlare alle pecore che pascolano poco più in là, la capra solitaria sembra farci strada laddove la via non c’è più, dove la boscaglia ha mangiato il villaggio e cancellato il sentiero, i mulini non macinano più, i binari morti delle ferrovie dimenticate sembrano invitarci a continuare, a non giudicare al primo sguardo, a farci esploratori…

Il sogno dell’Istria: ciò che è stato, fosse Roma, o Bisanzio, Venezia, Austria, Italia, Jugoslavia o poi Slovenia, Croazia, ciò che è stato emerge nelle rovine, in alcuni sguardi, nella mescolanza di lingue e dialetti, nelle porte aperte al forestiero. Istria d’amore, di nostalgia, di calcare e argilla, di terra bianca, grigia, rossa, di dolcezza languida, di sorrisi bonari e di melanconia. Ciò che è stato e poi ciò che dobbiamo sognare sia oggi e domani: Istria di pace, di rispetto, di ambiente da salvaguardare, di memorie da non mandare in malora e di genti unite, che fanno delle differenze una ricchezza.

La placida gente istriana non ha bisogno di muri e di confini, così come il viandante: il nostro sarà un cammino di pace. Partiremo dalle alture alle spalle di Trieste, e subito inizierà un viaggio nel tempo prima ancora che nello spazio. Andremo alla ricerca del tempo perduto nelle grotte degli eremiti, nei bastioni, nelle vigne, passando per villaggi dai molti nomi, parlando con i locali, in ascolto e trasognanti, tra tartufi e stelle, o nelle cantine, dove il vino è condivisione, o in piccoli musei resilienti, dove i volontari si sforzano di non dimenticare.
E alla fine dopo tanto verde sarà il mare ad accoglierci, il blu adriatico, quello di Rovigno, l’ex isola, la piccola Venezia, dove c’è ancora chi costruisce piccole imbarcazioni da pesca e canta il dialetto antico, e la dolcezza dell’Istria assume una forma precisa, il sogno può farsi nitido, il ritorno a casa può iniziare.

Programma

Martedì 6

Trieste – Gračišče. 6 ore, 20 km, 600 m in salita, 500 m in discesa

Mercoledì 7

Gračišče – Momian. 5 ore, 18 km, 400 m in salita e in discesa

Giovedì 8

Momian – Bercaz. 6 ore, 21 km, 350 m in salita, 450 m in discesa

Venerdì 9

Bercaz – Vošteni. 6 ore, 20 km, 300 m in salita, 150 m in discesa

Sabato 10

Vošteni – Rovigno. 7 ore, 23 km, 300 m in salita, 400 m in discesa

Domenica 11

Visita di Rovigno, poi transfer per Trieste, all’ora di pranzo ci si saluta

Altre informazioni utili

Notti: agriturismo, pensioni, appartamenti (in stanze doppie/triple/quadruple; può capitare di dividere il letto matrimoniale).

Ritrovo: martedì 6 ottobre alle 8 del mattino, nella piazza di Prebenico (un piccolo paesino addossato al confine, a pochi km dal centro di Trieste, raggiungibile in mezz’ora di autobus urbano).
Rientro: domenica 11 ottobre a Trieste, verso l’ora di pranzo. Per facilitare il ritorno è stato prenotato un transfer da Rovigno a Trieste (circa 20 euro, da pagare in loco).
Come arrivare al luogo di ritrovo: la soluzione migliore è il treno fino alla stazione di Trieste e da lì autobus n. 40 fino a Prebenico – circa mezz’ora di corsa). Per chi fosse molto distante c’è l’alternativa dell’aereo: l’aeroporto è collegato a Trieste via treno o autobus e ha voli diretti con molte città italiane.

Cosa portare: scarponi da trekking collaudati e alti alla caviglia (consigliati di pelle), abbigliamento comodo per camminare, si consiglia lana merinos per calze e magliette, zaino ergonomico. Alla richiesta di perfezionamento della prenotazione, riceverete l’elenco delle cose da mettere nello zaino.

Se volete entrare in queste terre prima di partire, consigliamo la lettura di Trieste selvatica (Laterza, 2019), di Luigi Nacci. Troverete il racconto di Trieste, del Carso, dell’Istria e in generale di quest’area di confine.

Documenti personali: documento valido per l’espatrio (carta d’identità o passaporto).

Nota importante: ricordiamo che le carte di identità prorogate con timbro da 5 a 10 anni, che pensiamo siano valide per l’espatrio, potrebbero creare problemi alla frontiera perché non sempre vengono ritenute valide dalle autorità straniere. Il Ministero degli Esteri consiglia di viaggiare con il passaporto o comunque, per stare tranquilli, di rifare la carta di identità, nel caso sia di quelle valide 5 anni con timbro di rinnovo.

Alimentazione: chi è vegetariano/vegano o chi ha particolari necessità alimentari lo comunichi per tempo, cioè al momento dell’iscrizione.

Iscrizioni: dopo aver ricevuto conferma dalla segreteria sulla disponibilità e l’avvenuta iscrizione, inviare 230 euro (+ 20 euro se non avete la tessera per il 2020).

Pagamento: tramite c/c bancario Banca Etica, IBAN: IT46B0501812101000011354545, intestato a Compagnia dei Cammini, specificando nella causale del bonifico Nome Cognome – 119 Il cammino della capra e del leone. Se richiesto dalla segreteria sarà necessario consegnare alla guida la ricevuta di pagamento delle quote.

I nostri gruppi hanno mediamente una composizione tra gli 8 e i 15 partecipanti. I viaggi di Velatrek invece tra i 6 e gli 8 mediamente. La partenza del viaggio sarà confermata al raggiungimento di un numero minimo di partecipanti.

Assicurazioni e condizioni: leggi più informazioni sulle polizze assicurative e le condizioni viaggio.

Consigliamo di lasciare a casa il telefono cellulare. Offriamo ai partecipanti ai viaggi il lusso di essere irreperibili per alcuni giorni. Nella nostra quotidianità infatti è impossibile esserlo, e il viaggio invece ci può regalare un momento solo per noi, nel nostro qui e ora. Se avete la necessità di avere il telefono cellulare con voi sappiate che però durante i Cammini della Compagnia si può tenerlo acceso solo alla sera dopo ogni tappa e al mattino prima di partire. Mai durante il cammino, comprese le soste. Se volete lasciare a casa il telefono, sempre incontreremo quelli pubblici e quello della guida sarà a vostra disposizione in casi di emergenza. Il Cammino è un cammino di gruppo e del qui e ora, il cellulare, l’I-pod e oggetti simili non permettono di godere a pieno dell’esperienza di cammino che come Compagnia dei Cammini proponiamo.

Consigliamo ai camminatori la lettura del libro L’arte del camminare di Luca Gianotti (Ediciclo 2011), che contiene tanti utili suggerimenti sia pratici che psicologici per affrontare preparati i nostri cammini. E consigliamo anche la lettura del libro Alzati e cammina di Luigi Nacci (Ediciclo 2014) per trovare la motivazione interiore a mettersi in cammino.