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Esplorazioni in Islanda – Landmannalaugar

Un’avventura di formazione sulla grande isola vulcanica del Nord Atlantico, marciando in autosufficienza dalle falesie della costa sud verso i deserti dell’interno, fra giganteschi altopiani glaciali, formidabili gole incise nella lava da fiumi e cascate, coni muscosi e i colori inverosimili delle montagne del Landmannalaugar, nella luce perenne. Viaggio di grande impegno, con notti in tenda e senza tecnologie per orientarsi, con l’esploratore Franco Michieli.

L’Islanda sorge nel cuore dell’Oceano Atlantico settentrionale, nella vastità marina tra Norvegia e Groenlandia. Non è un frammento di continente, ma è l’oceano stesso ad averla generata, in corrispondenza di un’area con forte risalita di magma, lungo la più lunga catena montuosa sottomarina della Terra, la dorsale medio-atlantica. La dorsale è solcata da una grande frattura con fuoriuscita di magma, dove la crosta oceanica si espande, e che segna la separazione tra la zolla tettonica eurasiatica e quella nordamericana. Perciò in Islanda tutte le rocce hanno origine vulcanica e la superficie è in continua trasformazione, a causa di nuove attività vulcaniche e di immani alluvioni causate da eruzioni sotto le masse glaciali.

Il cammino che intraprenderemo corre proprio in prossimità della faglia che separa le due zolle continentali, perciò in vista di vulcani periodicamente attivi, e in corrispondenza di molti fenomeni vulcanici spettacolari, come fumarole e pozze di acqua calda, oltre che di rocce e sabbie dai colori eccezionalmente vari e inaspettati, quali quelle attorno all’area del Landmannalaugar. Si passerà anche in mezzo a due complessi vulcanici colossali ricoperti da immense calotte glaciali: il celebre Eyjafjallajökull (i cui fumi nel 2010 bloccarono migliaia di voli aerei) e il Myrdalsjökull, oltre che presso monti ghiacciati di minore grandezza. Ghiacciai e nevai sono anche fonte di abbondanti acque di fusione, che danno vita a innumerevoli torrenti e fiumi anche di grandi dimensioni, interrotti da sequenze di formidabili cascate, tra le quali la Skógafoss presso il luogo di partenza.

Il viaggio ci metterà perciò in relazione con un mondo minerale e selvatico: roccia lavica, depositi fluvio-glaciali, sabbie, ghiaccio, neve, acqua e vento. Ma a questo regno disertato da uomini e animali si sono adattate molte piante artiche o d’alta montagna, come la Silene acaulis che colora con i suoi cuscinetti rosa le distese petrose, e i preziosi muschi che ricoprono talvolta interi coni vulcanici. Presenze che esprimono tenacia nella fragilità, e la insegnano al viandante.

L’esperienza però rivelerà anche molte cose sul rapporto umano con la Terra. L’Islanda non è giovane solo da un punto di vista geologico (meno di 20 milioni di anni, nulla rispetto ai miliardi di anni di buona parte dei continenti), ma anche rispetto alla presenza umana. Raggiunta nell’Alto Medioevo dapprima da eremiti irlandesi, poi colonizzata dal IX secolo dai Vichinghi, tra le grandi isole del pianeta è quella popolata più tardi dall’uomo. Milleduecento anni fa il suo aspetto era ben diverso da oggi: almeno un quarto del territorio era coperto da boschi, ma i Vichinghi fondarono molte fattorie, tagliarono foreste, causarono forti erosioni delle praterie; oggi gli alberi sono quasi una rarità e i terreni fertili sono molto meno estesi, nonostante i rimboschimenti. Ancora oggi l’Islanda è il paese europeo con la più bassa densità di abitanti: poco più di 3 al kmq! Vasta 102.819 kmq, circa un terzo dell’Italia, concentra la sua popolazione totale di oltre 350.000 abitanti a Reykjavik, ad Akureyri e in numerosi villaggi sulla costa o nelle vicinanze. Nell’interno non c’è nessun abitato permanente, perciò idealmente è un’area wilderness. Di fatto non ovunque è così: dopo secoli di vita durissima, il popolo islandese si è appassionato ai “comodi” mezzi motorizzati fuoristrada di ogni tipo, e ha tracciato piste che attraversano anche i luoghi più inospitali, calotte ghiacciate comprese. Benché gli isolani ripetano a tutti di essere uno dei popoli più “verdi” del mondo, il viaggio mostrerà molte e grandi contraddizioni. Inoltre negli ultimi anni l’isola è diventata una delle mete turistiche più attrattive al mondo: nel 2017 oltre 2 milioni di turisti, sette volte gli abitanti del paese! C’è molto dibattito su come non compromettere l’ambiente di fronte a questa invasione, ma le idee non sono molto chiare. Purtroppo sono proprio gli operatori turistici locali a convogliare in massa i visitatori nei tour motorizzati, su megabus, grossi fuoristrada e motoslitte, infilandoli poi nei centri commerciali in continua espansione presso mete naturali e storiche quali Geysir, l’antico parlamento di lava Thingvellir e certe celebri cascate.

Il nostro cammino in Islanda, dal piccolo abitato di Skógar presso la costa sud e diretto a nord verso le solitudini dell’interno, si svolgerà quindi prima di tutto secondo un approccio più rispettoso possibile dell’ambiente. Ma si farà anche il possibile per vivere le giornate avventurosamente, secondo criteri ben diversi da quelli del turismo di massa, compreso quello escursionistico. La scelta della stagione – la parte centrale di giugno – è dovuta proprio al desiderio di anticipare gli innumerevoli gruppi che in luglio e agosto rendono il tratto principale del percorso del Landmannalaugar sovraffollato: saremo invece tra i primi dell’anno a incamminarci nella regione, cercando inoltre, dove possibile, di intraprendere percorsi diversi dal tracciato principale, secondo un approccio esplorativo. Nel complesso l’itinerario previsto sarà molto più lungo e variato del classico trekking del Landmannalaugar di soli 4 giorni. Una volta entrati nella riserva naturale Fjallabak sarà però necessario, per alcune notti, montare la tenda presso accampamenti ufficiali, dove in alcuni casi sorgono rifugi con custode ma senza viveri, pagando un piccolo pedaggio, essendo qui vietato il campeggio libero; si tratta comunque di luoghi immersi nella natura. Giunti al sito denominato Landmannalaugar dopo circa una settimana, si proseguirà oltre nell’interno per crateri, colate laviche, laghi e deserti, per concludere il cammino dopo dieci giorni presso una pista dove transita un bus utile al rientro a Reykjavik.

La conclusione non è però certa, come del resto quasi nulla in Islanda: forti piogge con ingrossamento dei fiumi oppure una ritardata fusione delle nevi potrebbero impedire ai bus di svolgere servizio nei giorni a noi utili. Se una volta giunti al Landmannalaugar, dove si trova un rifugio custodito, si verificasse che le linee bus nell’area sono bloccate, sarebbe necessario tornare indietro per quattro tappe – ma percorrendole in tre giorni, con lo zaino ormai alleggerito dal grosso dei viveri – per raggiungere la località Thórsmörk e i bus che qui giungono con più facilità. In questo caso si cercherà di compiere un percorso in parte diverso da quello dell’andata. La meta del viaggio non è un unico luogo fisico, ma la relazione da stabilire con la favolosa e impegnativa natura islandese, anche attraverso flessibilità del percorso e adattamenti alle situazioni. Il programma prevede perciò un giorno di riserva, da utilizzare per raggiungere una via di rientro e portarsi a Reykjavik in caso di imprevisti, che non sono improbabili in questa terra.

Questo viaggio è un cammino d’autore - novità, che si svolgerà in compagnia di Franco Michieli, geografo, esploratore e scrittore, il cui compito non è quello di “guidare” lungo un tracciato prefissato, ma di coinvolgere il gruppo in un’esperienza esplorativa e relazionale con la natura nordica. Veterano dei grandi itinerari su terreni selvaggi, e già autore da giovane della traversata integrale dell’Islanda da est a ovest (33 giorni di cammino selvatico per ghiacciai e deserti) e di numerosi altri lunghi percorsi avventurosi in questa terra, d’estate e d’inverno, anche negli ultimi anni. In alcuni di questi, Michieli ha perfezionato la capacità di muoversi per grandi spazi senza utilizzare cartine e strumenti per l’orientamento. Conservando questo spirito, anche il nostro cammino sarà spesso una ricerca. Con ogni probabilità implicherà anche diversi guadi di torrenti, spesso limacciosi, tumultuosi e di provenienza glaciale, durante i quali sarà inevitabile bagnare scarponi, calze e pantaloni, salvo portare con sé un paio di sandali molto solidi e leggeri da utilizzare in questi casi. I guadi andranno affrontati con grande cautela e aiutandosi con gli indispensabili bastoncini. Questo immergersi nel corso delle acque non deve essere vissuto negativamente, ma come un momento di straordinaria relazione con il divenire della natura. Sono probabili anche lunghi tratti su terreno innevato. Ogni sera si sceglierà un sito adatto per montare le tende, talvolta in siti selvaggi, altre in accampamenti ufficiali, con acqua nelle vicinanze (o neve da fondere sui fornelli), dove si cucineranno sui fornellini le provviste portate negli zaini. I viveri necessari saranno acquistati prima della partenza, non esistendo altri punti di rifornimento nell’area.

Durante il cammino non si utilizzeranno cartine o strumenti tecnologici per l’orientamento, e nemmeno l’orologio: si imparerà invece a utilizzare ogni elemento ed evento naturale come riferimento per orientarsi e per mantenere la coscienza del divenire della giornata, tecniche lungamente sperimentate da Michieli durante le sue traversate di terre selvagge. Alla partenza e in altri singoli momenti, anche osservando una carta generale, si cercherà di acquisire una comprensione delle geometrie e della logica geografica del territorio, così da utilizzare questa comprensione come “mappa mentale” durante il cammino. Le cartine saranno comunque in dotazione nello zaino dell’accompagnatore per ogni emergenza. Come scrittore, Michieli inviterà anche alla lettura poetica della natura islandese, proponendo soste con riflessioni e diversi brani letterari scelti, in tema con l’esperienza in corso.

La necessità di avere con sé provviste per dieci giorni implicherà un notevole peso dello zaino – solo i viveri, pur consumando porzioni razionate, peseranno almeno 6 kg a testa – e quindi è indispensabile un serio allenamento al trasporto di zaini di quasi 20 kg nei mesi che precedono la partenza. Chi non fosse in ottima forma da questo punto di vista, impedirebbe di coprire tappe abbastanza lunghe da arrivare per tempo alle località di rientro, col rischio di terminare i viveri in zone isolate e creando gravi difficoltà all’intero gruppo. Non è escluso che prima della partenza sia possibile portare un deposito di viveri presso Thórsmörk in modo da alleggerire gli zaini nei primi giorni, ma è un’eventualità incerta che dipende da molti fattori; occorre quindi prepararsi a un carico completo. In generale, l’ipotesi di sperimentare un cammino di dieci giorni in autosufficienza dal punto di vista dei viveri e dei pernottamenti è un traguardo importante per ogni camminatore: un’occasione di crescita che può aprire nuovi orizzonti.

Si precisa che questo viaggio di difficoltà “5 orme” è il più impegnativo fra quelli proposti dalla Compagnia dei Cammini nel 2019, a causa del peso dello zaino, del clima tempestoso e del terreno impervio: è riservato a escursionisti esperti, allenati e resistenti anche da un punto di vista psicologico, abituati a portare zaini di quasi 20 kg per 15-20 km al giorno e per dieci giorni consecutivi su terreni impervi, e con forte spirito di adattamento al campeggio selvaggio, a cibi energetici ma razionati e non sofisticati, alle intemperie di un clima di solito molto variabile. Ben più grande di queste difficoltà è però la crescita interiore che un viaggio come questo sa regalare.

Programma

Lunedì 10

Ritrovo a Reykjavik (Islanda) entro le 15, trasferimento in bus a Skógar, notte in campeggio

Martedì 11

Inizio del cammino salendo accanto alle cascate del torrente Skógá, accampandosi a valle della sella fra le calotte glaciali Eyjafjallajökull e Myrdalsjökull, dislivello in salita 800-900 m, 6-7 ore di cammino

Mercoledì 12

Passaggio della larga sella Fimmvörðuháls fra le due calotte glaciali e deviazioni esplorative tra nevai e coni vulcanici, dislivello in salita 500-700 m variabili col percorso, lo stesso in discesa, 8 ore di cammino

Giovedì 13

Discesa dall’area della sella Fimmvörðuháls fino al Thórsmörk e ricerca di sito per il campo nella profonda valle, dislivello in salita 100-200 m, 900-1.000 m in discesa, 8 ore di cammino

Venerdì 14

Proseguimento a nord del fiume Krossá per sentieri alternativi fra ardite forme laviche e per deserti verso vulcani e lingue glaciali del Myrdalsjökull, dislivello in salita 400-600 m, in discesa 200-400 m, 8 ore di cammino

Sabato 15

Possibile salita di un vulcano e proseguimento del cammino verso nord per altopiani e valloni, dislivello in salita 300-700 m variabili secondo il percorso, lo stesso in discesa, 8 ore di cammino

Domenica 16

Superamento delle alture attorno ai monti ghiacciati Kaldaklofsjökull e Torfajökull, ingresso nell’area protetta Fjallabak e percorso sull’altopiano, dislivello in salita 600-800 m, in discesa 100-300 m, 8 ore di cammino

Lunedì 17

Traversata a saliscendi di un dedalo di monti multicolori e discesa oltre l’immensa colata lavica al sito Landmannalaugar, dislivello in salita 200-400 m, 700-900 m in discesa, variabili secondo i percorsi scelti, 8 ore di cammino

Martedì 18

Cammino ad anello con zaino leggero tra monti vulcanici, valli e laghi intorno alla località Landmannalaugar, a cui si fa ritorno per sera, dislivello 800-1.000 m in salita, lo stesso in discesa, 7-8 ore di cammino

Mercoledì 19

Proseguimento a nord e a ovest per crateri vulcanici, laghi e altopiani, dislivello in salita 700-1.000 m variabili secondo i percorsi, lo stesso in discesa, 8 ore di cammino

Giovedì 20

Traversata a ovest per lave, monti e laghi, raggiungendo la località Landmannahellir presso la pista sterrata, dislivello in salita 300-800 m variabili secondo i percorsi, lo stesso in discesa, 8 ore di cammino. Alle 18.30 eventuale trasferimento in bus a Reykjavik

Venerdì 21

Giorno di riserva per l’eventuale completamento del percorso, alle 18.00 c’è un bus da Lanmannalaugar a Reykjavik (o alle 18.30 da Landmannahellir), salvo imprevisti stradali

Sabato 22

A Reykjavik con possibilità di prendere il volo di ritorno in Italia

Importante: il programma potrà subire variazioni per adattarsi alle condizioni contingenti o per cause di forza maggiore. In particolare, se le condizioni rendessero problematica la viabilità sulle piste dell’interno con dubbi sul servizio dei bus per il rientro, a partire dal giorno martedì 18 potrebbe essere necessario riprendere il cammino verso sud per raggiungere la località Husadalur e il rifugio-camping Volcano Huts non lontano da Thórsmörk entro venerdì 21, per poter rientrare da qui a Reykjavik senza perdere il volo aereo.

Altre informazioni utili

Tipo di viaggio: itinerante con zaino pesante, notti in tenda e pasti autogestiti in ambienti selvaggi, anche con presenza di neve di tipo estivo al suolo.

Si richiede di compiere numerose escursioni di allenamento con dislivelli in salita di mille metri e oltre durante i quattro-cinque mesi che precedono la partenza; si suggerisce vivamente di abituarsi a compiere guadi di torrenti in cui si entra nell’acqua fino a mezza gamba già nei mesi prima di partire; di vitale importanza è l’allenamento a portare uno zaino di 18-20 kg; la tenda e il sacco piuma che saranno utilizzati devono essere testati personalmente dai partecipanti trascorrendo prima di partire qualche notte in natura con clima freddo e pioggia per verificarne oltre ogni possibile dubbio la tenuta. Una volta partiti non sarà più possibile rimediare a eventuali mancanze.

Difficoltà tecniche: si prevede un terreno in gran parte pietroso, sabbioso o innevato, con neve di tipo estivo; probabili alcune paludi e tratti fangosi. Alcuni terreni di lave a blocchi possono essere estremamente impervi, con frammenti di lava vetrosa che si rivelano taglienti. Qui le suole subiscono un consumo accelerato, perciò devono essere alla partenza in ottimo stato. Sono previsti guadi di torrenti anche lunghi e relativamente profondi, in cui si bagnano scarpe, calzettoni e pantaloni; possibili tratti con qualche roccetta, con ghiaioni e pendii erbosi ripidi bagnati, potenzialmente franosi o scivolosi, e qualche tratto esposto.

Tipo di percorso: in prevalenza cammino con tappe a saliscendi di 15-20 km al giorno, in parte su sentieri segnalati con picchetti di legno, che comprendono anche dei ponti su alcuni torrenti, in parte fuori sentiero in territori montuosi e d’altopiano disabitati; frequenti le zone pietrose, sabbiose, a blocchi di lava, o coperte di neve, anche in pendenza; più rare le praterie e le superfici muscose, rarissimi gli ambienti con boschetti di basse betulle. Pioggia, vento e acqua di fusione possono rendere il terreno scivoloso e instabile. Grande isolamento, lontano da qualsiasi luogo permanentemente abitato, salvo la presenza di alcuni rifugi che cominciano a essere custoditi intorno alle date della nostra partenza (ma alcuni potrebbero essere ancora chiusi, le aperture variano secondo le condizioni climatiche). Esperienza in autosufficienza fino al rientro.

Clima: estivo oceanico, molto variabile e fresco, con frequente vento che può mutare da un momento all’altro di intensità e direzione; probabili piogge alternate ad atmosfere lattiginose e a limpide schiarite anche durature; possibilità di tempeste con temperature intorno a 0° e rare nevicate sui monti; non escluse anche giornate molto secche sotto il sole che si trova per circa 21 ore sopra l’orizzonte, e per le rimanenti 3 appena sotto, con luce crepuscolare. Per questo motivo c’è scarso gradiente termico nel corso delle 24 ore.

Notti: in tenda, condividendo un numero adeguato di tende tecniche da trekking, resistenti a pioggia e vento, portate dai partecipanti; indispensabile che le tende abbiano absidi sotto cui ricoverare zaini e scarponi durante la notte; chi non ne possedesse una tecnicamente adeguata potrà valutare se acquistarla o condividere quelle di altri partecipanti. Alcune notti ci si accamperà in luoghi selvaggi e disabitati, presso un corso d’acqua o lago per cucinare e bere; potrà capitare di dover fondere della neve per avere acqua; altre volte si pernotterà presso accampamenti ufficiali, per lo più nei dintorni di rifugi (che non vendono viveri) ma comunque in contesto vasto e naturale. In generale sarà possibile lavarsi solo all’aperto presso torrenti e laghi.

Cosa portare: scarponi da trekking collaudati, robusti e alti alla caviglia (consigliati di pelle) con ottima suola a carrarmato; il terreno a blocchi o frammenti di lava causa forte consumo delle suole e mette a dura prova anche le tomaie delle calzature: è perciò di vitale importanza che gli scarponi siano robusti e in ottime condizioni: se suole o tomaie cedessero durante il cammino si correrebbero gravi rischi. La tomaia robusta qui serve anche per proteggere il piede dalle lave taglienti. Si richiede anche l’uso di bastoncini, indispensabili per mantenere l’equilibrio nei guadi e per transitare tra lave a blocchi, dove una caduta anche di poco conto potrebbe causare ferite (sul percorso non si trovano alberi con rami utilizzabili come bastoni: occorre averli in partenza!). L’abbigliamento deve essere tecnico e comodo per camminare in climi molto variabili, si consiglia lana merinos soprattutto per le calze, e comprendente ghette da neve, completo antipioggia e zaino ergonomico da almeno 65-70 litri; assolutamente necessario un sacco a pelo di ottima qualità con temperature comfort nettamente sotto zero (chi non disporrà di un sacco piuma con queste caratteristiche non potrà iscriversi al viaggio); materassino adatto anche a terreni umidi e a campeggio su neve estiva, tenda tecnica da montagna, fornellino. Dopo la conferma della partenza, riceverete le note di viaggio e l’elenco delle cose da portare. Tende e fornellini potranno essere condivisi nel gruppo.

Si rimarca che in questo viaggio occorre un buon sacco a pelo, perché di notte può far freddo con forte umidità e vento. Siccome molte ditte sono poco serie nell’autocertificazione delle temperature, non basta quanto indicato in etichetta per valutare un sacco a pelo. Non credete a chi vi dice che con un sacco a pelo di 500 grammi si può star caldi! Il peso del sacco a pelo è direttamente proporzionale al suo potere calorico! Si consiglia vivamente un sacco a pelo in piumino, con percentuale di piumino almeno 80/20 (e con il cuin 500). Valutare attentamente il peso del piumino interno, è l’altra variabile fondamentale: consigliamo almeno 500 g di piumino (che corrisponde a un peso totale di 1,2 kg), meglio ancora se 600 g di piumino.
I materiali sintetici sono a oggi meno caldi e affidabili del piumino, se per motivi etici li preferite, ogni ditta ne produce alcuni modelli. Preferite marche di livello alto, ditte specializzate in attrezzatura per alpinisti. Se volete consigli anche sui nomi delle marche, ecco una pagina di Luca Gianotti dedicata ai consigli. Se avete dei dubbi telefonate o scrivete alla guida per un consiglio.

Gli zaini dovranno contenere solo l’assoluto indispensabile per un itinerario in autonomia, in cui si usa solo l’essenziale e ogni grammo va pesato; ciononostante, compresi i viveri, alla partenza avranno un peso di 18-20 kg, perciò è particolarmente importante evitare di portare con sé qualsiasi cosa che non sia necessaria alla sopravvivenza. Chi si presenterà con peso eccessivo dovrà eliminarne una parte per non compromettere la riuscita del viaggio.

I cellulari dovranno essere rigorosamente spenti durante tutta la giornata di cammino. Si sottolinea inoltre che in molte aree attraversate dal cammino non ci sarà campo, anche per più giorni interi.

Come preparazione particolare all’approccio di questo viaggio, consigliamo la lettura del libro La vocazione di perdersi di Franco Michieli (Ediciclo 2015).

Ritrovo: lunedì 10 giugno a Reykjavik città entro le ore 15.00. Si richiede flessibilità sulla data del volo di andata prendendo in considerazione anche i giorni di sabato 8 e domenica 9, in funzione dei voli disponibili, in modo da essere sul posto entro l’orario indicato, per spostarci già in serata presso il punto di partenza del cammino. Reykjavik, capitale dell’Islanda, è raggiungibile in circa 45 minuti di bus dall’aeroporto internazionale di Keflavik; il luogo di ritrovo in città verrà comunicato prima della partenza.

Rientro: dal punto di conclusione del cammino, in località che potrebbe essere Landmannahellir, Landmannalaugar oppure Thórsmörk secondo le condizioni che incontreremo, la sera del giorno 20 oppure il 21 di giugno si viaggerà in bus per Reykjavik. Il volo di rientro per l’Italia potrà avvenire a partire dal mattino di sabato 22 giugno. L’eventuale notte del 20 giugno a Reykjavik potrà essere passata nel campeggio della città, per la seconda e certa notte del 21 giugno si potrà prenotare in anticipo un ostello.

Come arrivare al luogo di ritrovo: in aereo. Ci sono voli diretti da Milano e Roma per Reykjavik di Icelandair, ma risultano meno costosi i voli della compagnia low cost Wow, anch’essi diretti. Il sabato è un giorno della settimana in cui si trovano spesso voli a buon prezzo, perciò può essere una buona idea partire il giorno sabato 8 giugno, avendo così un paio di giorni per ambientarsi e per partecipare all’acquisto dei viveri per tutto il gruppo.

Alimentazione: chi è vegetariano/vegano o chi ha particolari necessità alimentari lo comunichi per tempo, cioè al momento dell’iscrizione.

Iscrizioni: dopo aver ricevuto conferma dalla segreteria sulla disponibilità e l’avvenuta iscrizione, inviare 180 euro (+ 20 euro se non avete la tessera per il 2019).

Pagamento: tramite c/c bancario Banca Etica, IBAN: IT46B0501812101000011354545, intestato a Compagnia dei Cammini, specificando nella causale del bonifico Nome Cognome – 862 Esplorazioni in Islanda – Landmannalaugar. Il saldo di 160 euro deve essere versato entro il 29-05-2019. Se richiesto dalla segreteria sarà necessario consegnare alla guida la ricevuta di pagamento delle quote.

I nostri gruppi hanno mediamente una composizione tra gli 8 e i 15 partecipanti. I viaggi di Velatrek invece tra i 6 e gli 8 mediamente. La partenza del viaggio sarà confermata al raggiungimento di un numero minimo di partecipanti.

Assicurazioni e condizioni: leggi più informazioni sulle polizze assicurative e le condizioni viaggio.

Consigliamo di lasciare a casa il telefono cellulare. Offriamo ai partecipanti ai viaggi il lusso di essere irreperibili per alcuni giorni. Nella nostra quotidianità infatti è impossibile esserlo, e il viaggio invece ci può regalare un momento solo per noi, nel nostro qui e ora. Se avete la necessità di avere il telefono cellulare con voi sappiate che però durante i Cammini della Compagnia si può tenerlo acceso solo alla sera dopo ogni tappa e al mattino prima di partire. Mai durante il cammino, comprese le soste. Se volete lasciare a casa il telefono, sempre incontreremo quelli pubblici e quello della guida sarà a vostra disposizione in casi di emergenza. Il Cammino è un cammino di gruppo e del qui e ora, il cellulare, l’I-pod e oggetti simili non permettono di godere a pieno dell’esperienza di cammino che come Compagnia dei Cammini proponiamo.

Consigliamo ai camminatori la lettura del libro L’arte del camminare di Luca Gianotti (Ediciclo 2011), che contiene tanti utili suggerimenti sia pratici che psicologici per affrontare preparati i nostri cammini. E consigliamo anche la lettura del libro Alzati e cammina di Luigi Nacci (Ediciclo 2014) per trovare la motivazione interiore a mettersi in cammino.