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Esplorazioni in Islanda 2 – Hornstrandir

Un’avventura di formazione all’estremità nord ovest della grande isola nordatlantica lungo l’intera penisola di Hornstrandir, camminando in autosufficienza fra coste di fiordi selvaggi e monti lavici consunti dalle glaciazioni; un’immersione nella perenne luce nordica tra altissime falesie muscose abitate da milioni di uccelli e ghiacciai d’altopiano. Viaggio di avvincente impegno, con notti in tenda e senza tecnologie per orientarsi, con l’esploratore Franco Michieli.

L’Islanda sorge nel cuore dell’Oceano Atlantico settentrionale, nella vastità marina tra Norvegia e Groenlandia. Non è un frammento di continente, ma è l’oceano stesso ad averla generata, in corrispondenza di un’area con forte risalita di magma lungo la più estesa catena montuosa sottomarina della Terra, la Dorsale Medio-Atlantica. La dorsale è solcata da una grande frattura con fuoriuscita di magma, dove la crosta oceanica si espande, che segna la separazione tra la zolla tettonica eurasiatica e quella nordamericana. Perciò in Islanda tutte le rocce hanno origine vulcanica e la superficie è in continua trasformazione, a causa di nuove attività vulcaniche e di immani alluvioni causate da eruzioni sotto le masse glaciali.

Se nel 2019 il cammino proposto dalla Compagnia si svolgeva proprio lungo la faglia che separa le due zolle continentali, sui terreni più giovani dell’isola e in vista di vulcani periodicamente attivi, il viaggio previsto nel 2020 si sposta nell’estremo ambientale opposto, su una penisola formata dalle eruzioni più antiche tra quelle che costruirono l’isola, lontano dal cuore desertico, in direzione nord ovest; il succedersi di molte glaciazioni ha scolpito questo angolo frastagliato in punte fantasiose protese nel mare e insenature multiformi orlate di falesie e spiagge.

Il viaggio ci metterà in relazione con un mondo in cui la fragile vita vegetale e animale artica aderisce a un soverchiante regno minerale. I grandi elementi dello scenario sono fatti di roccia lavica, depositi fluvio-glaciali, sabbie, ghiaccio, neve, acque dolci e marine, vento. Ma l’assenza di eruzioni recenti e la compenetrazione di mare e terra hanno permesso a una miriade di specie vegetali e animali adattate ai climi artici di insediarsi tra falesie e vallate di Hornstrandir, facendone un Eden naturale tra i più ricchi e preziosi dell’Islanda. In particolare le falesie sul mare si popolano in primavera ed estate di milioni di uccelli marini e migratori appartenenti a una trentina di specie, tra cui spiccano i pulcinella di mare. Le valli ospitano una insolita presenza di volpi artiche. Il clima impedisce la presenza di boschi, mentre nella bella stagione prosperano tappeti verdi di graminacee, muschi e flora artica, che si riparano dalle intemperie crescendo radenti al terreno. Presenze che esprimono tenacia nella fragilità, e la insegnano al viandante.

Le baie della penisola furono abitate presso rade fattorie fin dai tempi dei vichinghi, tuttavia in condizioni di sopravvivenza molto difficili a causa della scarsità di fonti alimentari, che si basarono in particolare sulla cattura di uccelli e la raccolta di uova, ma solo per brevi stagioni, oltre che sulla pesca in mari tempestosi. Dall’epoca della seconda guerra mondiale le fattorie sono state abbandonate e restano oggi solo poche abitazioni utilizzate per soggiorni saltuari. Grazie all’assenza di residenti permanenti, tutta la penisola ha potuto essere dichiarata Riserva naturale fin dal 1975 ed è di fatto l’unica area naturale islandese dove è vietato l’accesso con mezzi motorizzati. Solo i battelli a motore facilitano l’accesso. L’esperienza che vi si può vivere durante un lungo cammino è dunque unica sull’intera isola. Ai visitatori è richiesta una cura particolare nel non disturbare animali e rispettare sia la flora, sia la geologia; durante il viaggio sarà impegno del gruppo non lasciare tracce del nostro passaggio, con attenzione anche a rimettere al loro posto eventuali sassi spostati per montare il campo.

L’esperienza sarà occasione per confrontare questa situazione di equilibrio naturale con altre situazioni presenti in Islanda, che si prestano a molte riflessioni sul rapporto umano con la Terra. L’Islanda non è giovane solo da un punto di vista geologico (meno di 20 milioni di anni, nulla rispetto ai miliardi di anni di buona parte dei continenti), ma anche rispetto alla presenza umana. Raggiunta nel Medioevo dapprima da eremiti irlandesi, poi colonizzata dal IX secolo dai Vichinghi, tra le grandi isole del pianeta è quella popolata più tardi dall’uomo. Milleduecento anni fa il suo aspetto era ben diverso da oggi: almeno un quarto del territorio era coperto da boschi, ma i Vichinghi fondarono molte fattorie, tagliarono foreste, causarono forti erosioni delle praterie; oggi gli alberi sono quasi una rarità e i terreni fertili sono molto meno estesi, nonostante i rimboschimenti. Ancora oggi l’Islanda è il Paese europeo con la più bassa densità di abitanti: poco più di 3 al kmq! Vasta 102.819 kmq, circa un terzo dell’Italia, concentra la sua popolazione totale di oltre 330.000 abitanti a Reykjavik, ad Akureyri e in numerosi villaggi sulla costa o nelle vicinanze. Nell’interno non c’è nessun abitato permanente, perciò idealmente è un’area wilderness. Di fatto non ovunque è così: dopo secoli di vita durissima, il popolo islandese si è appassionato ai “comodi” mezzi motorizzati fuoristrada di ogni tipo, e ha tracciato piste che attraversano anche i luoghi più inospitali, calotte ghiacciate comprese. Benché gli islandesi ripetano a tutti di essere uno dei popoli più “verdi” del mondo, i soggiorni nell’isola mostrano molte e grandi contraddizioni. Inoltre negli ultimi anni l’isola è diventata una delle mete turistiche più attrattive al mondo, con vari milioni di visitatori all’anno, numeri di gran lunga superiori a quello degli abitanti. C’è molto dibattito su come non compromettere l’ambiente di fronte a questa invasione, ma le idee non sono molto chiare. Purtroppo sono proprio gli operatori turistici locali a convogliare in massa i visitatori nei tour motorizzati, su megabus, grossi fuoristrada e motoslitte, infilandoli poi nei centri commerciali in continua espansione presso mete naturali e storiche quali il più noto Geysir, l’antico parlamento di lava Thingvellir e certe celebri cascate.

Il nostro cammino in Islanda, da un punto isolato della costa verso l’interno e poi di fiordo in fiordo attraverso i monti, si svolgerà quindi prima di tutto secondo un approccio più rispettoso possibile dell’ambiente. Ma si farà anche il possibile per vivere le giornate avventurosamente, secondo criteri ben diversi da quelli del turismo di massa, compreso quello escursionistico. La scelta della stagione – la seconda metà di giugno – è dovuta proprio al desiderio di anticipare gli innumerevoli gruppi che in luglio e agosto rendono alcune baie di Hornstrandir relativamente affollate: saremo invece tra i primi dell’anno a incamminarci nella regione, cercando inoltre, dove possibile, di intraprendere percorsi diversi da quelli più noti, secondo un approccio esplorativo. Nel complesso l’itinerario previsto sarà più lungo e variato rispetto ai classici trekking di 5-6 giorni nella regione. In generale sarà sempre possibile accamparsi liberamente in luoghi selvaggi al termine delle tappe; solo in poche località costiere potrebbe capitare di sostare presso un accampamento ufficiale. Il cammino durerà 9-10 giorni su un percorso molto elastico, che si potrà variare di giorno in giorno secondo le condizioni ambientali e del gruppo, tenendo fissa solo la necessità di raggiungere per tempo il punto di approdo concordato per il battello che ci riporterà nel centro abitato di Isafjordur, e quindi al viaggio di rientro a Reykjavik e in Italia. In linea di massima sarà necessario conservare un giorno di riserva da utilizzare in caso di ritardo del battello o di un volo aereo interno per Reykjavik: il clima islandese è imprevedibile e un ritardo rientra nella normalità. Se alla fine resterà un giorno libero, lo si potrà occupare con un’escursione aggiuntiva di sicura soddisfazione.

Questo viaggio è un cammino d’autore - novità, che si svolgerà in compagnia di Franco Michieli, geografo, esploratore e scrittore, il cui compito non è quello di “guidare” lungo un tracciato prefissato, ma di coinvolgere il gruppo in un’esperienza esplorativa e relazionale con la natura nordica. Veterano dei grandi itinerari su terreni selvaggi, e già autore da giovane della traversata integrale dell’Islanda da est a ovest (33 giorni di cammino selvatico per ghiacciai e deserti) e di numerosi altri lunghi percorsi avventurosi in questa terra, d’estate e d’inverno, anche negli ultimi anni. In alcuni di questi, Michieli ha perfezionato la capacità umana di muoversi per grandi spazi senza utilizzare cartine e strumenti per l’orientamento. Conservando questo spirito, anche il nostro cammino sarà spesso una ricerca. Di sicuro implicherà anche diversi guadi di torrenti, talvolta limacciosi, tumultuosi e di provenienza glaciale, durante i quali sarà inevitabile bagnare scarponi, calze e pantaloni, salvo portare con sé un paio di sandali molto solidi e leggeri da utilizzare in questi casi. Sono possibili anche lunghi guadi nell’acqua costiera di fiordi durante la bassa marea. I guadi andranno affrontati con grande cautela e aiutandosi con gli indispensabili bastoncini. Questo immergersi nel corso delle acque non deve essere vissuto negativamente, ma come un momento di straordinaria relazione con il divenire della natura. Sono probabili anche lunghi tratti su terreno innevato. Ogni sera si sceglierà un sito adatto per montare le tende, per lo più in siti totalmente selvaggi, più di rado in accampamenti ufficiali, con acqua nelle vicinanze (o neve da fondere sui fornelli), dove si cucineranno sui fornellini le provviste portate negli zaini. I viveri necessari saranno acquistati prima della partenza, non esistendo nessun punto di rifornimento nell’area.

Durante il cammino non si utilizzeranno cartine o strumenti tecnologici per l’orientamento, e nemmeno l’orologio: si imparerà invece a utilizzare ogni elemento ed evento naturale come riferimento per orientarsi e per mantenere la coscienza del divenire della giornata, tecniche lungamente sperimentate da Michieli durante le sue traversate di terre selvagge. Alla partenza e in altri singoli momenti, anche osservando una carta generale, si cercherà di acquisire una comprensione delle geometrie e della logica geografica del territorio, così da utilizzare questa comprensione come “mappa mentale” durante il cammino. Le cartine saranno comunque in dotazione nello zaino dell’accompagnatore per ogni emergenza. Come scrittore, Michieli inviterà anche alla lettura poetica della natura islandese, proponendo soste con riflessioni e diversi brani letterari scelti, in tema con l’esperienza in corso.

La necessità di avere con sé provviste per dieci giorni implicherà un notevole peso dello zaino – solo i viveri, pur consumando porzioni razionate, peseranno almeno 6 kg a testa – e quindi è indispensabile un serio allenamento al trasporto di zaini di quasi 20 kg nei mesi che precedono la partenza. Chi non fosse in ottima forma da questo punto di vista impedirebbe di coprire tappe abbastanza lunghe da arrivare per tempo alle località di rientro, col rischio di terminare i viveri in zone isolate e creando gravi difficoltà all’intero gruppo. In generale, l’ipotesi di sperimentare un cammino di dieci giorni in autosufficienza dal punto di vista dei viveri e dei pernottamenti è un traguardo importante per ogni camminatore: un’occasione di crescita che può aprire nuovi orizzonti. La medesima esperienza di 10 giorni in autosufficienza nel 2019 ha avuto pieno successo e non ha creato problemi.

Si precisa che questo viaggio di difficoltà “5 orme” è il più impegnativo fra quelli proposti dalla Compagnia dei Cammini nel 2020 assieme a “Esplorazioni in Norvegia 3”, a causa del peso dello zaino, del clima tempestoso e del terreno impervio: è riservato a escursionisti esperti, allenati e resistenti anche da un punto di vista psicologico, abituati a portare zaini di quasi 20 kg (peso in diminuzione man mano che si consumano i viveri), per almeno 15 km al giorno e per dieci giorni consecutivi su terreni impervi, e con forte spirito di adattamento al campeggio selvaggio, a cibi energetici ma razionati e non sofisticati, alle intemperie di un clima di solito molto variabile. Ben più grande di queste difficoltà è però la crescita interiore che un viaggio come questo sa regalare.

Programma

Martedì 16

Ritrovo a Reykjavik (Islanda) tra pomeriggio e sera, preparativi e notte in ostello

Mercoledì 17

Trasferimento in bus a Borgarnes e Holmavik, o più probabilmente grazie a un minibus direttamente al punto di partenza del cammino sulla costa del fiordo Isafjarđardjup. Notte in tenda

Giovedì 18

Inizio del cammino dirigendosi verso il margine occidentale del vasto ghiacciaio Drangajökull. Dislivello in salita 600-700 m variabili col percorso, 100-200 m in discesa, 7-8 ore di cammino

Venerdì 19

Superamento verso nord dell’area del ghiacciaio Drangajökull avvicinando la sella da cui si diparte la penisola di Hornstrandir tra i fiordi Hrafsnfjörđur e Furufjörđur. Dislivello in salita molto variabile secondo il percorso che verrà scelto e potenzialmente fino a 800-1.000 m, lo stesso in discesa, 8 ore di cammino

Sabato 20

Esplorazione dei monti che sovrastano i fiordi e proseguimento a nord lungo la costa est oppure ovest giungendo nei pressi delle baie Bolungavik oppure Barđsvik. Dislivello in salita fino a 1.000-1.200 m, lo stesso in discesa, 8 ore di cammino

Domenica 21

Traversata verso il fiordo Lonafjörđur e risalita tra le montagne dell’interno. Dislivello in salita 900-1.000 m, poco meno in discesa, 8 ore di cammino

Lunedì 22

Avvicinamento a Hornvik e giro di scoperta sulla penisola di Horn. Dislivello in salita 600-1.000 m variabili secondo i percorsi scelti, lo stesso in discesa, 8 ore di cammino

Martedì 23

Eventuale completamento della visita di Horn e traversata dei monti verso la baia di Hlöđuvik. Dislivello in salita 1.000 m circa, lo stesso in discesa, 8 ore di cammino

Mercoledì 24

Traversata verso il lago Fljotavatn e avvicinamento alla località Hesteyri presso l’omonimo fiordo. Dislivello in salita molto variabile secondo i percorsi scelti, lo stesso in discesa, 8 ore di cammino

Giovedì 25

Escursione ad anello verso la punta estrema occidentale del Monte Ritur e delle falesie di Grænalid e ritorno in prossimità di Hesteyri, in parte possibilmente con zaino leggero. Dislivello in salita 1.000 m circa, lo stesso in discesa, 8 ore di cammino

Venerdì 26

Raggiungimento del piccolo molo di Hesteyri sul fiordo Hesteyrarfjörđur per prendere il battello alle ore 13, quindi navigazione per il villaggio di Isafjorđur; notte in campeggio oppure ostello. Possibile escursione a piedi sui monti sopra il paese, anche con sole di mezzanotte se bel tempo. In caso di maltempo che blocca il battello, attesa presso Hesteyri fino al mattino seguente

Sabato 27

Mattino di riserva per l’eventuale rientro da Hesteyri a Isafjörđur, oppure possibile escursione sui monti di Isafjörđur; nel pomeriggio ore 16.30 volo interno per Reykjavik, notte in ostello o campeggio. Quest’ultimo volo può essere rinviato al mattino seguente.

Domenica 28

Ulteriore possibilità di prendere un volo interno Isafjörđur – Reykjavik alle ore 10.05.

Da Reykjavik nel pomeriggio volo di rientro in Italia.

Importante: il programma potrà subire variazioni per adattarsi alle condizioni contingenti o per cause di forza maggiore. Non si può escludere che condizioni atmosferiche e del mare particolarmente tempestose possano causare seri ritardi al rientro nelle aree abitate

Altre informazioni utili

Tipo di viaggio: itinerante con zaino pesante, notti in tenda e pasti autogestiti in ambienti selvaggi, anche con presenza di neve di tipo estivo al suolo

Si richiede di compiere numerose escursioni di allenamento con dislivelli in salita di mille metri e oltre durante i tre-quattro mesi che precedono la partenza; si suggerisce vivamente di abituarsi a compiere guadi di torrenti in cui si entra nell’acqua fino a mezza gamba già nei mesi prima di partire; di vitale importanza è l’allenamento a portare uno zaino di 18-20 kg; la tenda e il sacco piuma che saranno utilizzati devono essere testati personalmente dai partecipanti trascorrendo prima di partire qualche notte in natura con clima freddo e pioggia per verificarne oltre ogni possibile dubbio la tenuta. Una volta partiti non sarà più possibile rimediare a eventuali mancanze.

Difficoltà tecniche: si prevede un terreno per lo più pietroso, erboso, paludoso o innevato, con neve di tipo estivo; tratti lungo coste di scogli o spiagge dove talvolta occorre camminare nell’acqua marina bassa per procedere. Sulle rocce laviche le suole degli scarponi possono subire un consumo accelerato, perciò alla partenza devono essere in ottimo stato. Sono previsti guadi di torrenti anche lunghi e relativamente profondi, in cui si bagnano scarpe, calzettoni e pantaloni (molto consigliabili sandali leggeri e solidi da calzare in queste occasioni); possibili tratti con qualche roccetta, con ghiaioni e pendii erbosi ripidi bagnati, potenzialmente franosi o scivolosi, e qualche tratto esposto.

Tipo di percorso: in prevalenza cammino con tappe a saliscendi di 15 km al giorno a cui potranno aggiungersi puntate con zaino leggero verso siti di speciale interesse in diversi momenti del giorno; quasi tutto il cammino si svolge in assenza di sentieri veri e propri, quindi su terreno selvaggio o su rade tracce. Il territorio è quasi ovunque montuoso, con sommità che in nessun caso raggiungono la quota di 1.000 metri, ma che presentano versanti ripidi o pareti da aggirare; frequenti le creste spettacolari, anche molto aeree. Alcuni passaggi costieri sono transitabili solo in orari di bassa marea. Pioggia, vento e acqua di fusione possono rendere il terreno scivoloso e instabile. Grande isolamento, lontano da qualsiasi luogo permanentemente abitato, salvo la saltuaria presenza di qualche persona presso i punti di approdo delle imbarcazioni. Esperienza in autosufficienza fino al rientro.

Clima: estivo oceanico, molto variabile e fresco, con frequente vento che può mutare da un momento all’altro di intensità e direzione; probabili piogge alternate ad atmosfere lattiginose e a limpide schiarite anche durature; possibilità di tempeste con temperature intorno a 0°C e rare nevicate sui monti; non escluse anche giornate molto secche sotto il sole che si trova per quasi 24 ore sopra l’orizzonte. Per questo motivo c’è scarso gradiente termico col variare dell’ora.

Notti: in tenda, condividendo un numero adeguato di tende tecniche da trekking, resistenti a pioggia e vento, portate dai partecipanti; indispensabile che le tende abbiano absidi sotto cui ricoverare zaini e scarponi durante la notte; chi non ne possedesse una tecnicamente adeguata potrà valutare se acquistarla o condividere quelle di altri partecipanti. Ci si accamperà in luoghi selvaggi e disabitati, presso un corso d’acqua o lago per cucinare e bere; potrebbe capitare di dover fondere della neve per avere acqua. Sarà possibile lavarsi solo all’aperto presso torrenti e laghi o nel mare.

Cosa portare: scarponi da trekking collaudati, robusti e alti alla caviglia (consigliati di pelle), con buona tenuta all’acqua e ottima suola a carrarmato; il terreno lavico causa forte consumo delle suole e mette a dura prova anche le tomaie delle calzature: è perciò di vitale importanza che gli scarponi siano robusti e in ottime condizioni: se suole o tomaie cedessero durante il cammino si correrebbero gravi rischi. La tomaia robusta qui serve anche per proteggere il piede dalle lave taglienti. Si richiede anche l’uso di bastoncini, indispensabili per mantenere l’equilibrio nei guadi e per transitare tra lave a blocchi, dove una caduta anche di poco conto potrebbe causare ferite (sul percorso non si trovano alberi con rami utilizzabili come bastoni: occorre averli in partenza!). L’abbigliamento deve essere tecnico e comodo per camminare in climi molto variabili, si consiglia lana merinos soprattutto per le calze, e comprendente ghette da neve, completo antipioggia e zaino ergonomico da almeno 65-70 litri; assolutamente necessario un sacco a pelo di ottima qualità con temperature comfort nettamente sotto zero (chi non disporrà di un sacco piuma con queste caratteristiche non potrà iscriversi al viaggio); materassino adatto anche a terreni umidi e a campeggio su neve estiva, tenda tecnica da montagna, fornellino. Dopo la conferma della partenza, riceverete le note di viaggio e l’elenco delle cose da portare. Tende e fornellini potranno essere condivisi nel gruppo.

Si rimarca che in questo viaggio occorre un buon sacco a pelo, perché di notte può far freddo con forte umidità e vento. Siccome molte ditte sono poco serie nell’autocertificazione delle temperature, non basta quanto indicato in etichetta per valutare un sacco a pelo. Non credete a chi vi dice che con un sacco a pelo di 500 grammi si può star caldi! Il peso del sacco a pelo è direttamente proporzionale al suo potere calorico! Si consiglia vivamente un sacco a pelo in piumino, con percentuale di piumino almeno 80/20 (e con il cuin 500). Valutare attentamente il peso del piumino interno, è l’altra variabile fondamentale: consigliamo almeno 500 g di piumino (che corrisponde a un peso totale di 1,2 kg), meglio ancora se 600 g di piumino.
I materiali sintetici sono a oggi meno caldi e affidabili del piumino, se per motivi etici li preferite, ogni ditta ne produce alcuni modelli. Preferite marche di livello alto, ditte specializzate in attrezzatura per alpinisti.
Se avete dei dubbi telefonate o scrivete alla guida per un consiglio, anche sui nomi delle marche.

Gli zaini dovranno contenere solo l’assoluto indispensabile per un itinerario in autonomia, in cui si usa solo l’essenziale e ogni grammo va pesato; ciononostante, compresi i viveri, alla partenza avranno un peso di 18-20 kg, perciò è particolarmente importante evitare di portare con sé qualsiasi cosa che non sia necessaria alla sopravvivenza. Chi si presenterà con peso eccessivo dovrà eliminarne una parte per non compromettere la riuscita del viaggio.

I cellulari dovranno essere rigorosamente spenti durante tutta la giornata di cammino. Si sottolinea inoltre che in molte aree attraversate dal cammino non ci sarà campo, anche per più giorni interi.

Ritrovo: incontro martedì 16 giugno tra pomeriggio e sera a Reykjavik, capitale dell’Islanda, raggiungibile in circa 45 minuti di bus dall’aeroporto internazionale di Keflavik; il luogo di ritrovo in città verrà comunicato prima della partenza.
Rientro: dal punto di conclusione del cammino, nella cittadina di Isafjordur dove approda il battello che fa servizio a Hornstrandir. Da Isafjordur non partono bus per Reykjavik, dunque conviene prenotare un volo interno Isafjordur – Reykjavik per il pomeriggio di sabato 27 giugno, partenza prevista alle ore 16.30; in alternativa si può scegliere il volo della domenica mattina alle ore 10.05. Se non ci saranno seri ritardi dei mezzi di trasporto, il volo di rientro per l’Italia da Reykjavik potrà avvenire a partire dal mattino di domenica 28 giugno; più prudente potrebbe essere prenotare il volo a partire dal pomeriggio di questa data (d’obbligo per chi sceglie il volo interno il 28 mattina).
L’eventuale notte del 27 giugno a Reykjavik potrà essere passata nel comodo campeggio della città, oppure in ostello, secondo le necessità climatiche, ma cercando di tenere unito il gruppo fino alle rispettive partenze per l’Italia.

Come arrivare al luogo di ritrovo: in aereo. Ci sono voli diretti da Milano e Roma per Reykjavik di Icelandair, ma risultano meno costosi altri voli low cost con uno scalo. I sempre più frequenti problemi del traffico aereo in Europa consigliano di evitare coincidenze con tempi di cambio stretti. DaIl’aeroporto di Keflavik occorre spostarsi con un bus fino a Reykjavik città. Sarà indicato un ostello dove il gruppo si riunirà per la prima notte di viaggio. Prima di ripartire dalla capitale si completerà l’acquisto dei viveri e il controllo dei materiali necessari per tutto il gruppo.

Alimentazione: chi è vegetariano/vegano o chi ha particolari necessità alimentari lo comunichi per tempo, cioè al momento dell’iscrizione.

Iscrizioni: dopo aver ricevuto conferma dalla segreteria sulla disponibilità e l’avvenuta iscrizione, inviare 180 euro (+ 20 euro se non avete la tessera per il 2020).

Pagamento: tramite c/c bancario Banca Etica, IBAN: IT46B0501812101000011354545, intestato a Compagnia dei Cammini, specificando nella causale del bonifico Nome Cognome – 151 Esplorazioni in Islanda 2 – Hornstrandir. Il saldo di 160 euro deve essere versato entro il 04-06-2020. Se richiesto dalla segreteria sarà necessario consegnare alla guida la ricevuta di pagamento delle quote.

I nostri gruppi hanno mediamente una composizione tra gli 8 e i 15 partecipanti. I viaggi di Velatrek invece tra i 6 e gli 8 mediamente. La partenza del viaggio sarà confermata al raggiungimento di un numero minimo di partecipanti.

Assicurazioni e condizioni: leggi più informazioni sulle polizze assicurative e le condizioni viaggio.

Consigliamo di lasciare a casa il telefono cellulare. Offriamo ai partecipanti ai viaggi il lusso di essere irreperibili per alcuni giorni. Nella nostra quotidianità infatti è impossibile esserlo, e il viaggio invece ci può regalare un momento solo per noi, nel nostro qui e ora. Se avete la necessità di avere il telefono cellulare con voi sappiate che però durante i Cammini della Compagnia si può tenerlo acceso solo alla sera dopo ogni tappa e al mattino prima di partire. Mai durante il cammino, comprese le soste. Se volete lasciare a casa il telefono, sempre incontreremo quelli pubblici e quello della guida sarà a vostra disposizione in casi di emergenza. Il Cammino è un cammino di gruppo e del qui e ora, il cellulare, l’I-pod e oggetti simili non permettono di godere a pieno dell’esperienza di cammino che come Compagnia dei Cammini proponiamo.

Consigliamo ai camminatori la lettura del libro L’arte del camminare di Luca Gianotti (Ediciclo 2011), che contiene tanti utili suggerimenti sia pratici che psicologici per affrontare preparati i nostri cammini. E consigliamo anche la lettura del libro Alzati e cammina di Luigi Nacci (Ediciclo 2014) per trovare la motivazione interiore a mettersi in cammino.