Essere pellegrini oggi

Viviamo in una società che ha fatto della velocità la sua divinità. Corriamo da un impegno all’altro, rincorriamo notifiche sui nostri smartphone, inseguiamo obiettivi, risultati. Ma a forza di correre, abbiamo dimenticato “dove” stavamo andando e soprattutto “perché”. Camminare, oggi, è un gesto che va controcorrente. Non è solo uno spostamento, ma una presa di posizione. Un atto silenzioso e potente di resistenza.

Micha Calà
3 Mars 2026

Chi cammina lentamente compie una rivoluzione. Rinuncia al controllo del tempo per tornare a sentirne il ritmo vero: quello del respiro, del cuore, delle stagioni. Sul sentiero non c’è fretta, non c’è produttività, non c’è performance. C’è solo la verità del momento presente. Un piede davanti all’altro, la terra che scricchiola, il vento che racconta. E dentro, piano piano, si sgretolano i muri dell’ansia, della paura, della distrazione.
Da molti anni vivo in Toscana sulle colline fiorentine, a Settignano, borgo che mi ha adottato, e passo dopo passo tra i sentieri qui intorno incontro spesso altri passi, ancora più antichi, che ancora oggi parlano al cuore di chi vi cammina: la Via Ghibellina, la Via di Francesco, la Via degli Dei, la Via Romea Germanica, la Via di Dante e altre ancora.
Quando incrocio queste vie non è più solo seguire un percorso ma è lasciare che siano i sentieri e i luoghi a condurre dentro di me. Restare per giorni in un cammino che si mostra apparentemente casuale, spalanca le porte a un tipo di felicità che il mondo ha dimenticato: quella che nasce dall’essenziale. Una borraccia d’acqua, un cipresso isolato all’orizzonte, un incontro improvviso con un vecchio pastore, una semplice branda su cui dormire, un pasto frugale, e tutto si ricompone. Il superfluo si allontana, il necessario si avvicina.
Ecco che il cammino diventa così pellegrinaggio: laico o spirituale, non importa. È un ritorno alla terra, al corpo, a una voce interiore troppo a lungo ignorata. Un invito a rallentare, a respirare, a lasciarmi sorprendere, a incontrare persone che ancora credono nella bellezza delle cose semplici. È un modo per dire “no” a una vita che corre troppo in fretta, e “sì” a una vita che cammina, osserva, ascolta.
Così ho avuto l’idea di un viaggio, un’occasione per divenire insieme, seppur per una sola settimana, Pellegrini a Firenze, città da cui si parte e città a cui si torna incrociando antiche Vie, antichi passi, circondando la valle del fiume Arno. Appuntamento per il prossimo maggio, con la Compagnia dei Cammini.
Micha Calà