La sagrada Familia degli alberi: in ascolto del Signore delle lingue e delle radici

Rubrica: Le bocche fiamminghe. Grandi alberi scavati dal Tempo

Autore: Tiziano Fratus.

Stazione 4: La sagrada Familia degli alberi. In ascolto del Signore delle lingue e delle radici
Regione: Sicilia
Palermo

"
8 juillet 2016

Le bocche fiamminghe. Stazione 4: La sagrada Familia degli alberi. In ascolto del Signore delle lingue e delle radici. Autore: Tiziano Fratus

I più vasti alberi esotici d’Europa crescono nellanostra amata Sicilia. Due esemplari competono per il maggiore volume dellechiome e si tratta del celebre ficus del Giardino Garibaldi a Piazza Marina,piantato nel 1863 e celebrato per i 150 della nostra Italia. L’altro è il piùannoso fra quelli in vita, il gigante dell’Orto botanico di via Lincoln, chenei scorsi giorni gli ospiti della manifestazione Una marina di libri hannopotuto ammirare. Noi cercatori di alberi siamo devoti a questi giganti, ma moltivisitatori di Palermo non ci badano, rapiti da altre urgenze, altri odori esuoni, altre facce, altre Palermo. Alcuni anni fa realizzai un progetto distudio e documentazione dei grandi ficus del capoluogo siciliano, collaborandocol direttore dell’Orto, il decano Franco Raimondo. Ne venne fuori un libro eduna mostra fotografica, entrambe dal titolo Ilbosco di Palermo (2012). Parte di quelle informazioni e quelle stupefazionisono poi state riproposte in due libri usciti per Laterza: L’Italia è un bosco (2014) e l’imminente L’Italia è un giardino (2016).

Le bocche fiamminghe. Stazione 4: La sagrada Familia degli alberi. In ascolto del Signore delle lingue e delle radici. Autore: Tiziano Fratus

Il Ficus macrophylla proviene dall’Australia, è stato descritto per la prima voltada James Cook nel 1770 ed è stato importato in Europa a inizio Ottocento, nonsi hanno notizie certe, anzi, spesso si leggono di ipotesi contrastanti. Unmonumentale cresce nei giardini Mendoubia, a Tangeri, i locali gliattribuiscono età serafiche, dai 600 ai 400 anni, ma di certo è un albero piùgiovane, le sue imponenti dimensioni non sono ragguardevoli come nel caso degliesemplari di Palermo, di Siracusa, di Catania e anche rispetto al maggiorepresente a Sanremo, ai giardini di Villa Ormond. In Liguria arrivano viaFrancia negli anni Settanta / primissimi Ottanta, in Sardegna, a Cagliari, viaSicilia, pochi anni prima, per la costruzione dei giardini della stazioneferroviaria, mentre a Palermo all’orto botanico è introdotto dal direttore, frail 1840 e il 1845. Il nome con cui veniva indicato era Ficus nervosa, e osservandone lo sviluppo pare un nome azzeccato. L’alberoinfatti ha una crescita veemente, esplosiva, dai rami vengono proiettate radiciaeree che in pochi anni conquistano spazio, terra, si fanno colonne oltre lequali l’albero ricomincia ad avanzare. Se non lo si controlla manifesta unaprepotenza pari a pochi altri alberi: sposta statue, solleva scalinate, abbattemuri e così via. Ne siano testimonianza alcuni sollevamenti visibili all’Ortobotanico di Palermo.

Le bocche fiamminghe. Stazione 4: La sagrada Familia degli alberi. In ascolto del Signore delle lingue e delle radici. Autore: Tiziano Fratus

Ribattezzai il gigante dell’Orto botanico la SagradaFamilia degli alberi, per la sua architettura complessa, un bosco a sé che si èallungato a nord e a sud, creando selve nella selva, gallerie, grotte, filaridi tronchi nuovi e arcuati, un gigante che si circonda di un labirinto diradici tabulari alte anche mezzo metro. Al tempo del mio studio contai 49colonne, comprese le più colossali che si concentrano e fondano nel cuore. Inarboricoltura esiste un metro per valutare la dimensione di un albero: misurarela circonferenza del tronco a petto d’uomo, ossia a 130 cm da terra. Coi ficusè spesso un’operazione impossibile, data la morfologia. Ho quindi ipotizzato unnuovo criterio che ho suddiviso: il corpo centrale, ossia la misura dellacirconferenza delle crescite al centro dell’esemplare, e il perimetro totale,che comprende anche le colonne più distanti. In questo caso, la nostra SagradaFamilia, presenta misure da guinness: 87 metri di perimetro totale, 28 metri ilcorpo centrale.

Le bocche fiamminghe. Stazione 4: La sagrada Familia degli alberi. In ascolto del Signore delle lingue e delle radici. Autore: Tiziano Fratus

Qui dentro mi sono perso per molte ore. La prima volta che lo visitai era estate, un pomeriggio deserto,all’orto non c’era nessuno, e così rimasi lì dentro a rifarmi gli occhi, inquella foresta quasi pietrificata, con la corteccia grigia che ricorda cosìtanto la pelle di un elefante. Effetto cromatico e sensoriale che il ficuscondivide quantomeno coi nostri faggi selvatici e bagolari. Ci sono tornatotante volte, anche all’alba quando ho avuto la possibilità di dormire in unapiccola stanza proprio dentro l’orto. Fra le 6 e le 7 accadeva un miracolo: unostormo di milioni di uccelli veniva in visita e si posava sulle fronde deigrandi alberi dell’orto, sul ficus ma anche sul doppio filare di alberibottiglia, sugli eucalitti, sulle draceana draco, sul grande albero di pecandell’Illinois. Ad un certo punto il loro vociare milionesimale taceva, unsussulto, un impulso nel tempo e il cielo si ricopriva di ali che battevanoall’unisono, sollevando lo spirito da terra. Pochi istanti e regnava la solitamusica. Il ficus non si era accorto di nulla, continuava a costruire, alanciare, a escogitare nuove architetture.

"