Guido, il gestore del Rifugio Biella nelle Dolomiti Ampezzane

Anita Constantini ci manda questo testo per raccontare di un incontro possibile lungo il suo cammino nelle Dolomiti d’Ampezzo, ecco la scheda.

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Anita Constantini
15 May 2019

Appese a un filo, un filo che collega le montagne dell’Himalaya alle sorelle Dolomiti, scolorite bandierine tibetane cantano le loro preghiere al vento. Narrano della fratellanza tra popoli della montagna. Siamo al rifugio Biella, dove in tutta semplicità siamo accolti per la seconda notte del nostro viaggio da Guido Salton, il gestore. Guido ha una lunga storia da raccontarci, da quando, come guida alpina, fu incaricato circa 35 anni fa di costruire la piramide di vetro del CNR a 5000 m di altitudine vicino al campo base dell’Everest. Da allora ogni anno ci ritorna per curarne la manutenzione, esplorare nuove regioni dell’Himalaya e offrire la sua manodopera alla gente del posto: costruendo una stufa in muratura, realizzando un’impianto elettrico, aiutando a ricostruire una casa o quello che serve. Al Biella Guido è silenziosamente impegnato in cucina: la finestra affaccia sulla croda Rossa silenziosa e presente come lui.
Vediamo il sole che tramonta e sorge, la luce e i colori sul versante della montagna mutano in continuazione. Lei è imperturbabile, maestosa. Il filo dell’orizzonte complesso, frastagliato, diverso dalla linea netta, orizzontale, aperta del mare, ci avvolge e cambia ad ogni passo, rivelando miriadi di prospettive, di volti della croda.
Dallo spazio vasto un filo d’aria sottile, profumato d’alta quota, attraverso le narici riempie i nostri polmoni, ossigenando ogni cellula del corpo. Con attenzione sentiamo questo filo tessere vitalità dentro e fuori e lo seguiamo: i nostri passi trovano un ritmo, il corpo si rilassa e va. Saliamo così per riscoprire e vivificare in noi quelle energie che la potenza della montagna sa evocare: la stabilità, la perseveranza, la capacità di trasformare le turbolenze della vita quotidiana in quiete interiore. In questo andare verso noi stessi ci guida la meditazione camminata, che vuol dire arrivare ad ogni passo, respirando, osservando, ascoltando, ascoltandosi.
Così continua il nostro andare, il nostro Essere la Montagna.