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Al viandante aprivo le mie porte

“Al viandante aprivo le mie porte” si legge nella Bibbia (Giobbe 31,32), e noi che siamo viandanti non possiamo non porci il problema dell’accoglienza. Lo facciamo con un bel testo di Luigi Nacci.
Buona lettura, viandanti!
Luca Gianotti

«Allo straniero non domandare il luogo di nascita, ma il luogo d’avvenire», scrive il dimenticato Edmond Jabès in Uno straniero con, sotto il braccio, un libro di piccolo formato. E scrive anche: «lo straniero ti permette di essere te stesso, facendo di te uno straniero», a patto che lo si guardi di spalle, che la visione del suo volto non sia piena, perché «ciò che ti è davanti riflette la tua immagine; ciò che ti è dietro, il tuo volto perduto». Ho pensato a queste parole in questi giorni, ho tentato di depositarle nel silenzio, sperando quasi che non fossi più costretto a pensarle, ma che si pensassero da sole, e mi accompagnassero per mano. «Bisogna imparare a scrivere con parole inzuppate di silenzio», dice Jabès. Non dice di fare silenzio tra una parola e l’altra, ma di riempire le parole di silenzio. È tutt’altra cosa. È difficile.[…]

(la lettura continua qui)

Luigi Nacci

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