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Camminare

Cadere sette volte, rialzarsi otto: le vostre storie

Abbiamo ricevuto tante storie per il nostro contest fotografico in tempi di quarantena
Cadere sette volte, rialzarsi otto.
Grazie!!

Le abbiamo pubblicate qui:

I vincitori del contest

Vincono, a pari merito: Giovanna Scopelliti, Raul Riva, Alessio e Giulia Lupelfa.
Secondi classificati: Elisabetta Menga e Daniele Fumagalli.
Terzi classificati: Claudio Formisani e Cristina Cascino.

Grazie ancora per aver partecipato, le vostre storie ci hanno fatto emozionare!
Ci rivediamo in cammino!

Vincono, a pari merito

8 agosto 2010. Tappa di 30 km nelle mesetas spagnole, alle 3 del pomeriggio ero ancora in cammino sotto un sole torrido, intorno a me nessuno e avevo finito l’acqua già da un po’; ad ogni curva, ad ogni piccola collina pregavo di vedere il paese, ma niente, solo grano a perdita d’occhio. Mi sarei buttata a terra ma continuavo, inesorabilmente e disperatamente, a camminare.
Poi ad un certo punto mentre continuavo ad avere davanti solo una distesa di grano, praticamente in un fosso, Hontanas.
Mi precipito all’ostello e al mio ingresso non ho neanche il tempo di salutare che vedo l’hospitalera lasciare la sua postazione e correre in cucina, poco dopo rieccola con una bottiglia d’acqua.
Mi sono seduta e ho pianto, e non ho mai più dimenticato quali sono le cose davvero importanti.

Giovanna Scopelliti

Mi è subito venuto in mente l’ultimo giorno del cammino in Mongolia, quando siamo arrivati al villaggio dei minatori. La stanchezza si è sommata allo sgomento per la miseria di quel villaggio.

Qualche giorno dopo il rientro scrissi un racconto su quell’esperienza, su quelle poche ore.

Raul Riva

Ecco la storia completa.

Settembre 1999
Programmo un viaggio in Francia nella Valle delle Meraviglie.
La mattina della partenza i due amici che sarebbero dovuti venire con me mi abbandonano.
Decido di partire lo stesso.
Nel primo pomeriggio imbocco il sentiero e dopo un’ora di cammino la suola di uno scarpone si scolla completamente.
Torno alla macchina, mi infilo le scarpe da città e ricomincio.
Passano altre due ore e inizia a piovere.
Non so quanto sia ancora lontano il rifugio.
Esito. Temo che mi sorprenda il buio.
Improvvisamente incontro un camminatore.
Scende velocemente.
Non gli chiedo nulla.
È un attimo.
E subito sento che non manca molto per giungere al rifugio.
Smette di piovere.
Arrivo all’ingresso della Valle e mi fermo per fare questo autoscatto.
Volevo ricordarmi di quel giorno.

Alessio

p.s. ho aggiunto in più la foto degli scarponi che ho scattato al ritorno...
... è stato utile anche a me stesso ricordare questo episodio. Grazie

Agosto 2013. Il mio primo cammino. Un centinaio di chilometri, da Orvieto a Siena. Da sola.

Non l’avevo mai fatto e sono impreparata, con uno zaino troppo pesante e delle scarpe troppo sbagliate. Ci sono momenti in cui vado avanti solo per inerzia, ma da subito la strada mi insegna che posso trovare la forza fuori di me: un grillo che salta un poco più avanti, un cinguettìo alto, le farfalle che mi incitano come il pubblico di una gara ciclistica.

Quarto giorno: dopo aver assaporato gioie e (soprattutto) dolori del cammino, a un certo punto non ce la faccio proprio più, le gambe sono due legni, mi sono persa troppe volte oggi e i chilometri si sono sommati al sole, alle vesciche, all’acqua che manca. Lo sconforto è totale, ma so che l’unica cosa da fare è continuare a mettere un piede davanti all’altro.
Avanzo così per un po’, scoppiando in lacrime ad ogni cartello che indica ancora troppo lontana la meta. Cammino ormai ad occhi chiusi per la stanchezza. Li riapro... e sono dentro una nuvola di farfalle bianche, azzurre, gialle. Volteggiano intorno a me, mi sostengono, mi guidano, mi emozionano.
Ora non sono più sola a camminare, vado avanti per loro, grazie a loro. Finalmente leggera.

PS: poi mi sono dovuta fermare per un giorno, ma da quel momento ho sentito che tutto è possibile, se si ascolta dentro e fuori. A piccoli passi.

Giulia Lupelfa

Secondi classificati

Era il 2017 ed io ero davvero a pezzi. Non per uno, ma per tanti motivi diversi.
Il principio della mia personale, sofferta e ripida salita.
Non sapevo se ne sarei uscita, né quando e né come...
Un giorno, improvvisamente, ho sentito il desiderio fortissimo di camminare, guardare il sole, respirare l’aria fresca, il profumo dei fiori. Avevo fame di vita. Come quando inizi a riaprire lentamente gli occhi e a sentire l’esigenza di esistere ancora una volta...
Cercavo su internet lasciandomi guidare solo da questo desiderio un po’ inconscio... Ho scritto “cammino”, ed è comparsa questa pagina... Compagnia dei Cammini. Ho guardato il sito, le foto e ho deciso che questa mia voglia di aria pulita volvevo viverla con voi. E sono partita verso un luogo incantato: il Devero, insieme a un gruppo di persone sconosciute e meravigliose, con cui sono ancora in contatto.
La foto che ho postato è una delle tante che ritraggono quel posto stupendo in cui ho camminato tantissimo e dove pian piano i miei pensieri hanno iniziato a cambiare colore.
Certo, il mio percorso non è finito lì... Ma sicuramente mi ha fatto vivere l’esperienza del cammino come del “proseguire”... sempre e comunque... andare... Tra pochi giorni compio 40 anni e se dovessi fare un breve bilancio della mia vita, direi che la lezione più importante, dura, ma essenziale da imparare, almeno per me, è quella di farcene sempre qualcosa di quello che ci viene fatto... di trasformarlo in altro, con i nostri tempi, ma con tutte le nostre forze, con amore, con buona volontà.
Per me è questo il senso del cammino, proseguire...

Elisabetta Menga

I tuoi riccioli di rame
I tuoi occhi di nocciola
Le tue labbra di ciliegia
Il male ti ha ferito
nell’anima e nel corpo
Che accompagni
Per il tuo Cammino
E, come una guerriera stanca
Cerchi riposo, alla ricerca di visioni
Prima della Guerra.

Daniele Fumagalli

Terzi classificati

DREAMS IN MASKS:
the era of Coronavirus

Il coronavirus ci ha colpiti in pieno nelle nostre fragilità, nelle nostre abitudini e nella nostra semplice e complicata quotidianità.
Questa pandemia ha costretto tutti noi a chiuderci in casa e a combattere contro qualcosa di invisibile e, allo stesso tempo, così letale da metterci quasi al tappeto.
Stiamo tutti lottando per rialzarci più forti di prima e non vediamo l’ora che questo accada.
Da qui l’idea del mio nuovo progetto: ho chiesto ad alcune persone di scattarsi una fotografia con la mascherina sul viso, simbolo di questa battaglia, e condividere con me un loro sogno.
Si tratta di desideri di normale quotidianità racchiusi lì, tra le pieghe delle mascherine che ogni giorno tutti noi indossiamo e che i protagonisti degli scatti sognano di realizzare non appena tutto questo finirà.

Claudio Formisani

Ecco il progetto fotografico composto da 16 fotografie.

Mi capita, a volte, di aver bisogno di rimanere sola con i miei pensieri, spesso dopo una discussione o per preoccupazioni che girano per la testa. In questi momenti l’unica cosa che posso fare è allacciare le scarpe e "imbracciare" lo zaino che è sempre pronto per queste situazioni. Prima di uscire abbasso lo sguardo e c’è lui pronto a seguirmi in capo al mondo. Partiamo io e il mio fedele amico a 4 zampe, (si chiama Prezzemolo lunga storia il suo nome) e camminiamo, di solito verso il "mio posto" ma a volte senza una destinazione precisa. Quel giorno avevo bisogno di un ambiente nuovo, ci dirigiamo verso una zona che non conoscevo molto bene. Dopo svariati saliscendi e curve sull’odiosissimo asfalto (circa 3km di salite e discese, più salite che discese) trovo un cartello di quelli bianchi e rossi che a noi camminatori mettono tranquillità e sicurezza, o almeno per me è così; indica un sentiero che conduce in un paesino vicino, ci penso un po su, già sento la fatica per quel breve tratto percorso, è appena finito l’inverno e la passeggiata più lunga che ho fatto in questi mesi è stata dal divano al giardino; decido di continuare. Ci inoltriamo nel bosco, gli unici suoni che si sentono sono il fruscio del vento tra gli alberi e il cinguettio degli uccellini; davanti a noi il sentiero diventa una discesa rapidissima verso una piccola vallata, non penso che dopo mi aspetterà una salita altrettanto ripida o anche di più e quindi continuo. Arriviamo infondo sul torrente, una vecchia casa diroccata e le mie gambe che alla vista della salita cedono. Mi trovo seduta in mezzo ad un sentiero, stanca e demoralizzata. Andare avanti o tornare indietro, in ogni caso la strada è in salita, come quando ti ritrovi a riflettere su una decisione importante della tua vita, sai che in ogni caso dovrai affrontare la salita e lo devi fare da sola sulle tue gambe. Inizia anche ad essere freddo, è metà marzo e sono su un torrente dall’acqua ghiacciata. Intanto il mio amico salta, corre ed è felice, mi guarda non capisce perché io sia li ferma, viene da me mi guarda e inizia a tirarmi la giacca come a volermi dire "forza, andiamo!" Lo guardo e decido che DEVO continuare, non posso fermarmi lì e non voglio tornare indietro.
Andiamo avanti!

Cristina Cascino

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Le storie che ci sono piaciute di più ma non hanno vinto

Soffro, amo, perdo, vinco, piango, rido, fuggo, torno, cado, mi rialzo e ricomincio il giro.
Vivo.
(cristianik, Twitter)

“KUNGSLEDEN: il re dei sentieri.
Trekking in Lapponia: 200 chilometri a nord del Circolo Polare.”

Il vento soffia continuo e costante.
Il sentiero si allunga sotto i nostri piedi per chilometri,
lo vediamo snodarsi in lontananza
Tra noi e l’orizzonte, nessuno.

Risvegliati, risvegliati!
farò di te un’amica,
farfalla che dormi.

Franco Voglino e Annalisa Porporato

Siamo a Gubbio sul "Cammino di Francesco" - Ottobre 2018

Renato è determinato a portare a termine il cammino ma i suoi piedi sono in condizioni disastrose, siamo preoccupati, ad ogni passo cerca di mascherare il tormento ma io lo vedo e me ne dispiace, lo fa perché è un amico d’oro e preferisce soffrire piuttosto che gettare la spugna.

Allora penso che se è così testardo e determinato a voler proseguire, forse l’unica alternativa per evitargli il dolore martellante che gli viene dalle unghie nere, dalle vesciche e in generale dalla punta delle dita dei piedi, è tagliare il pezzo finale delle scarpe.

Senza neanche farmi finire le parole, Renato prende una scarpa e con il coltello comincia a sagomare la punta, in questo modo trasforma in brevissimo tempo le scarpe in sandali, appena fatto se li prova e cammina, sembra quasi un miracolato, e anche se la situazione è precaria non avverte più quel fastidio continuo e martellante che rende ogni passo un vero tormento.

Iniziamo il vero itinerario di oggi, lasciamo le ultime case per inoltrarci nel bosco, la strada da asfaltata diventa bianca, ci voltiamo l’ultima volta per vedere in lontananza la splendida Gubbio...

Antonio Giurlani

"La montagna è maestra di vita, non cresce i suoi figli nella bambagia".
Così ci disse il don la prima volta che andammo con lui in montagna.
Nella nebbia, sotto la pioggia, nella fatica, ricordo quelle parole e penso che la montagna mi parli.
Questo mi conforta e mi accompagna lungo il cammino.

Marco Sibilla

Anche se sorrido ho le ginocchia a pezzi,
il fiato corto e uno zaino troppo pesante da portare... e anche se non lo sapevo sto per affrontare una discesa per me straziante... si perché ho paura delle discese anche se questo non mi impedisce di affrontarle comunque...
Il peggio doveva ancora arrivare perché poco dopo dovetti stare ferma qualche giorno ma questa foto mi ricorda che dopo una salita non è detto il peggio sia passato, ma tutto ciò che non ci distrugge ci rende più forti, ci permette di guardarci dentro e di diventare così persone sempre migliori e consapevoli di chi siamo e di chi vogliamo diventare.
Alto del perdon, Giugno 2017
Namaste

Giulia Tombolato

Durante il cammino incontriamo luoghi magici. In questi la natura ci suggerisce il senso della nostra vita: luci, ombre, cambi di direzione e, con sguardo attento, piccole meraviglie.
Anche in questo momento, nel quale camminiamo nel buio, possiamo intravedere la luce in fondo al tunnel e, nel frattempo, rincuorarci con le piccole meraviglie che sicuramente incontriamo.
(Via Francigena, 2016)

Laura Peretti

Questa foto è l’arrivo del cammino della Rota Vicentina in Portogallo con Elisa...
Per molti una foto banale... ma non per me...
Un cammino a ritroso dentro me con la rabbia in corpo di chi non accetta la perdita di persone care
Integranti nella vita e nei miei bei ricordi...
Credetemi un cammino aiuta molto...
In quella foto gli sto salutando e in quel momento finalmente gli ho lasciati andare......
Dedico a loro e a tutti i nuovi amici
Questa poesia di Eugenia Calderoni
La quinta stagione

Roberto Mariotti

Durante una tappa sul cammino francese per Santiago: giornata piovosa, sono rimasta con poche energie per affrontare le salite con arrivo ad O’Cebreiro. Mi volevo fermare, poi... Ho visto questo sasso. Il cammino l’avevo fatto come promessa a mia sorella morta l’anno prima. Si chiamava Roberta... non mi sono più fermata, continuo a camminare

Milena Franchi

Foto scattata in cima alle Rainbow Mountain, 5300 metri, in Perù. Ultima tappa di un viaggio di 17 giorni dalla costa alle Ande, passando per il deserto. Ai piedi della montagna penso: “Se sono arrivata fin qui, sarà una passeggiata”. Invece, il colpo di grazia. Manca ossigeno nell’aria. Le gambe dure come ingessate e la testa che non risponde più ai comandi. La Natura spinge indietro mentre la Ragione vuole andare avanti. Affanno. Collaudo la tecnica: bisogna concentrarsi sui passi da fare, uno dietro l’altro, continuamente, senza pensare a quanto manca alla vetta. Il paesaggio intorno è desolato e lunare. Fa freddo, le cime sono imbiancate. Cammino oscillando a destra e sinistra. Poi cedo allo sconforto, mi sdraio sulle pietre, pancia all’aria, sguardo al cielo: ce la farò. Mi rialzo. Pochi metri e cado in ginocchio. Mi rialzo, cammino ancora, sempre più lentamente. Mentre lotto con me stessa per scacciare dalla mente un orribile pensiero - ma chi se ne frega di queste montagne colorate, io mi fermo qui – alzo lo sguardo e vedo l’ultima “rampetta” verticale. Un profondo respiro ed eccomi sul crinale della montagna e dopo altri 200 dolorosi, insopportabili, infiniti metri, finalmente in vetta. Mi fermo, non ci credo. Il cielo si apre e illumina la montagna con le sue cime giallo, rosso e verde come nastri di raso sulle morbide curve del terreno. Sono viva, e respiro ancora.

Maria Grazia Lombardi, da Bari

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Altre storie che avete condiviso

A fine estate 2008, qualche anno prima di iniziare la stagione dei cammini, un amico organizzò un’escursione sulla Ferrata Dibona, nota per il famoso "ponte sospeso" del film Cliffhanger con Sylvester Stallone.
Non era la mia prima escursione di quel genere, ma l’idea di attraversare quel ponte mi creava un misto di ansia e desiderio di sfida.
Mentre lo attraversavo, col vento che fischiava e un vuoto di centinaia di metri sotto di me, non pensavo a niente. Alla fine, guardandomi indietro, mi parve impossibile essere stato lì. Capii allora che potevo osare.

Giorgio Mirandola

Nei primi giorni di aprile del 2014, con mia figlia Sara, e il cane Shon, abbiamo percorso un breve tratto della via Francigena, da San Gimignano a Siena.
Appena uscite da S. Gimignano, o quasi, abbiamo imboccato un sentiero che sembrava indicato, ma non lo era, e subito ci siamo perse. Nella foto fatta da Sara, io sto cercando tra cartina e segnavia, di ritrovare dove avevamo sbagliato e riguadagnare la retta via. Ci siamo riuscite e siamo arrivate felicemente a Colle Val d’Elsa.
Sarebbe stato bello poter fare un tratto più lungo, ma già questo è stato un vero regalo.

Annamaria Castellano

Mando, con il suo consenso, una foto di mia mamma Paola, nel cammino da San Miniato a Siena fatto, con mia sorella, durante le festività di Natale 2019-2020.
Un’avventura decisa all’ultimo, forse per affrontare quel periodo che, dopo la morte di suo marito, così festivo non è.
In questa foto, mia mamma si è trovata a guadare un letterale sentiero di fango: sprofondare nella tristezza a volte non è solo metaforico, ma è anche fisico, come il cavallo Artax ne La storia infinita. La forza per uscirne è sempre dentro di noi, basta scavare a fondo e non lasciarsi mai abbattere!

Tommaso Paltrinieri

Mi piace questa foto perché mi ricorda la Via degli Dei... quasi finita la tappa del giorno... quasi arrivati a San Piero a Sieve... giornata caldissima e strada appena asfaltata (ahimè...) ... e la nostra compagna di viaggio non si meritava di scottarsi le zampette... e allora tutta in spalla!!! ... ma davvero la fatica l’abbiamo superata tutti e tre assieme... solo per il fatto di essere assieme...

Antonio Brunello

Si "Mi è capitato in cammino di sentirmi senza forze e scoraggiato, di pensare addirittura di abbandonare", ma poi ad un tratto...
un sorriso, uno sguardo benevolo, inaspettati, il gesto gentile di un pellegrino che incontravo per la prima volta e che mai più avrei rivisto, l’offerta di un frutto o anche dell’acqua... tutto questo è bastato a ridarmi forza, e soprattutto entusiasmo.
Queste foto risalgono a qualche anno fa, ma rivedo, sento, le persone riprese come ancora presenti, come se le avessi incontrate appena ieri.
Ed anche nei Cammini successivi non ho più smesso di riprendere quando ne avevo l’occasione sguardi, sorrisi, gesti degli innumerevoli pellegrini che volta a volta hanno sostenuto il mio Cammino; queste foto, come quelle degli abbracci, degli occhi felici, smarriti.

Giovanni Marras

Tra Charlie e me non servivano parole per capirci, il silenzio ci univa allora come oggi. Basta uno sguardo. Giogo Casaglia 2019.

Debora Piroli

Alicudi 2019. Siamo all’ultimo giorno di cammino, in salita. Il sole è alto nel cielo, il caldo è secco e impietoso. Siamo tutti stanchi. Alcuni più degli altri. Tanto che tardano a mantenere il passo del gruppo.
Per rialzarsi serve la volontà personale. Ma dà conforto, lungo il cammino, alzare lo sguardo e vedere che il gruppo è lì che ti aspetta. Non dovrai più correre. Tutti si sono fermati. Potrai riposare, bere un sorso d’acqua e trovare un volto amico che ti incoraggia.
Resilienza è fermarsi. Resilienza è aspettare chi tarda ad arrivare. Resilienza è capire che nessuno può procedere da solo, perché siamo parte di un tutto.

Giulia Annovi

"In tutti i cammini dopo la salita ci aspetta sempre una discesa."

Cammino sulla via francigena.

Laura Bonato

Cadere nel 2019, rialzarsi nel 2020.

Ultimo giorno del 2019, i cui ultimi mesi avevo percorso con stanchezza e qualche inciampo, senza sapere bene dove andare una volta rialzato.
Sotto il meraviglioso cielo dell’Iglesiente sardo e con splendidi compagni di cammino ho ritrovato i sorrisi e la strada da seguire, sì proprio laggiù in fondo...

Andrea Beghi

In ascesa da Pracchia (PT), lungo il sentiero E1.
Esausto, m’imbatto in questa comitiva di crochi.
M’inginocchio e m’intrattengo, la loro compagnia corrobora.
Ora sì che posso riprendere il cammino.

Lorenzo Scacchia

Foto del 24.06.2018 – Via Francigena del Sud – Tappa S. Giovanni Rotondo-Stignano (S. Marco in Lamis)

Sensazioni

La gioia che si prova stendendosi sul prato dopo la fatica del cammino è indescrivibile. Si alternano sensazioni di pace e serenità interiore a freschezza e conforto per l’abbraccio della natura. Il sole riscalda e ricarica. L’acqua disseta. Avercela fatta dà una carica eccezionale: dopo il meritato ristoro si riparte senza esitazione per la meta, che il camminatore non riconosce mai essere l’ultima, ma una delle tante.

Elisabetta Basile

"In cammino" è uno dei posti in cui sento di stare molto bene, perciò non ho mai pensato di non avere più forze e di abbandonare.
Mi è capitato però di essere quasi al limite, tanto da pensare di sdraiarmi e di rialzarmi non so quando.
Ero alla mia prima esperienza con i cammini esplorativi con Franco Michieli, Scozia 2017.
Zaino pesante, notti in tenda e tanta bellezza e poesia da scoprire.
Quel giorno avevamo già camminato tanto e vedendo un ruscello pensavo ci fossimo accampati lì, invece abbiamo continuato a camminare e quando ci siamo fermati ero proprio stanca.
Ho poggiato lo zaino e mi sono seduta per recuperare un po’, ma le mie due compagne di tenda hanno cominciato a montarla.
Non potevo lasciarle fare da sole, anche loro sicuramente erano affaticate e in tre sarebbe stato più leggero per tutte.
Ecco, questo pensiero, è riuscito magicamente a scovare la giusta riserva di forza per quella sera. Forse per tutto il trek.

Maria di Gregorio

Questa foto mi è stata scattata ad inizio febbraio 2018 durante la salita sulla cima del Monte Sacro di Shiva (Tiruvannamalai, Tamilnadu, India del Sud).
Il terreno è sassoso, e quando si incontrano le scimmiette è segno che si sta arrivando in cima. Ce ne sono anche in cima: aspettano le offerte di frutta per Shiva.
Il giorno prima avevamo fatto 15 km di pradakshina intorno a questo monte.

Melissa Calvi

L’interminabile arrivo a Radicofani (2017)
Sembrava un miraggio in cammino vedere da lontano questo castello, che più ti ci avvicinavi e più sembrava si allontanasse. E quando sono arrivata è scesa una pace nel cuore che ancora me la ricordo.

Alessandra (alesquatry83)

Quanto sono grata alla vita per aver trascorso tanto tempo a camminare, ad aver sentito il mio passo lieve sulla neve o pesante con gli scarponi, il mio respiro ansimare, il mio cuore battere all’impazzata per le corse o la fatica. Se la mente crea con le lettere, il corpo ora adotta i bastoncini da Nordic Walking per stimolare la parte emi-paretica: all’inizio la mano sinistra viene quasi trascinata, poi un po’ alla volta il braccio la “costringe” a seguire lo schema bilaterale. Col bastone ormai sembravo la torre di Pisa, la schiena e la camminata pativano troppo e con i nuovi attrezzi ginnici affronto prima le buche e la strada lastricata delle città, poi i sentieri in mezzo al bosco e gli sterrati in piano. Infine, come sempre, la mia follia mi porta a sfidare discese ardite e risalite altrettanto ripide. Ho avuto la fortuna di capire quanto si può essere in sintonia col mondo e, soprattutto ora che sono emiplegica, i ricordi del cammino passato riempiono i miei pensieri, niente e nessuno mi impedirà di ritornare a percorrere, questa volta lentamente, nuove vie e nuove strade con l’aiuto dei bastoncini per raggiungere un traguardo più ambizioso: riprendere per mano la propria vita!

Eleonora Goio

Perdere l’equilibrio è un attimo.

Ritrovarlo è vita.

Cristina Santarelli

Ho scelto questo scatto perché è un momento di resilienza per me.
Mi ero fatta male il giorno prima in cammino, temevo di non poter più camminare tranquilla e dover andare a casa, non proseguendo.
Ma un pò non volevo mollare, un pò mi ha aiutato lo spirito del gruppo, un pò l’acqua di quel mare spettacolare della costa agrigentina mi ha curato e alleviato il male e la paura. E ce l’ho fatta a ripartire.
Quello è stato uno dei viaggi più belli della mia vita.
Grazie Compagnia dei Cammini,
E forza a tutti noi,
un abbraccio

Mariangela Ienco

Ho scattato questa fotografia poco tempo fa, mentre camminavo da sola, con un sentimento di profonda angoscia. Notavo, però, che incontrare lo sguardo di qualche animale sul cammino, ero in grado di provare un breve istante di sollievo. Cani, uccellini, lepri... Fino a lui, anzi, a loro. Erano insieme, ma fondamentalmente ognuno se ne stava per conto suo. Solo quando mi sono avvicinata, entrambi mi sono venuti incontro. La cosa mi ha fatto riflettere perché sono venuti verso di me spontaneamente. L’apertura, la curiosità verso l’Altro di certo non gli mancava... Erano estremamente silenziosi e ciò rendeva le loro movenze ancora più dolci. Il sole esaltava i loro bellissimi riflessi marroni/ramati e sembravano essere davvero in pace con il mondo. Probabilmente si tratta di una mia proiezione... Ma la delicatezza e la dignità che caratterizzava il loro esistere all’interno di quel recinto, mi ha dato una forza straordinaria. Di certo l’ansia dovuta all’impazienza del raggiungimento di un mio benessere è scemata... Loro mi hanno insegnato ad accogliere il tempo che passa lento, che si dilata. Senza forzarlo, sarebbe impossibile, e senza cercare di riempirlo per forza. Anzi, piuttosto, lasciandomi riempire. Ora sono qui, come quei due bellissimi cavalli, nella mia lotta quotidiana tra me e me stessa, accogliendo l’immanenza delle cose e lasciando che tutto scorra, lentamente, semplicemente.

Silvia Contorno

Agosto, via Francigena.
Sulla via per Monteriggioni.
Quando il nulla davanti a noi era tutto quello di cui avevamo bisogno.
Ti scattano una foto e una magnifica luce ti accompagna.
Sarà un riflesso,un effetto della fotocamera... a me piace pensare che fosse altro.
Una luce di forza,di speranza e di grande amore per quel cammino che ci ha riempito il cuore... con la promessa di ritornarci.

Alessandra Tale

Un momento di consapevolezza di un grande equivoco nei confronti di me stessa e la foto è una sorta di punto zero, di inizio di un nuovo inizio.
La solitudine di quell’uccello è lo specchio della mia solitudine volontaria e consapevole di quel preciso momento.

Laura Lombardi

8 giugno 2018, la mia prima chemio. Quei raccordi lo fanno sembrare un albero e mi fanno nascere l’insopprimibile desiderio di andar per boschi, io che sono una ‘bambina di città’. E questo desiderio mi porterà al mio primo Cammino con voi. Cadere sette volte e rialzarsi otto. Ci vediamo presto.

Silvia

Di quella volta che Illica mi mostrò che la resilienza è degli atleti di Dio (semi cit.)
Cammino nelle terre mutate, 2019

Chiara Zanlorenzi

Vorrei condividere con voi questa foto scattata durante il camiño do faro, Spagna, che si estende da Malpica a Finisterre. Stremata dal cammino, la natura ha guarito mali e dolori.

Ricordo l’arancione del sole vivacizzare l’azzurro del mare, la risata dei gabbiani addolcire la forza delle onde, le impronte e l’anima dei pellegrini unirsi a Madre Natura.

Federica Mognoni

Monteriggioni, novembre 2019... gli ultimi 4 km a fine giornata per ritornare al rifugio... al buio e in salita... lo ricordo come momento difficile... superato :)

Saluti, Karin