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Riflessioni

Costruire camminatori consapevoli

Dove va il mondo dei cammini? È una domanda che ci facciamo spesso. Noi che da più di 25 anni lavoriamo in questo settore, assistiamo ai cambiamenti: in alcuni casi con entusiasmo in altri con preoccupazione. La notizia da cui partire è la chiusura del sito web Pellegrinando.it. Aperto 19 anni fa da Luciano Callegari, è stato per tanti anni il riferimento di coloro che hanno camminato sulle via di Santiago. Un sito web costruito dal basso, dalla passione di una persona sola, raccoglieva informazioni pratiche, rassicurava chi aveva dubbi o paure. Ma negli ultimi anni il sito non era più un riferimento per chi partiva, sempre meno persone lo utilizzavano e interagivano, e quindi Luciano lo ha abbandonato (ma rimane online come documento storico, i racconti dei pellegrini rimangono una testimonianza preziosa).
Cosa è cambiato? I modi di comunicare? I pellegrini viandanti? O entrambi? Forse lo strumento web non è più quello adeguato, ora c’è Facebook, anzi no, Facebook è superato e c’è Instagram… ma c’è sempre meno spazio per gli approfondimenti, troppo poche righe… vabbè, ci sono i tutorial su YouTube… pare che gli youtuber, nel senso delle persone che hanno un seguito perché pubblicano regolarmente video, siano molto seguiti e sia uno dei mestieri più ambiti.

Stanley Donwood, Secret Green Holloway, 2017

Non so, sto ancora cercando di capire il fenomeno. Ma una cosa la sto notando, vivendo io su un cammino molto frequentato e osservando da vicino decine di camminatori ogni giorno. Quando ero giovane, trenta anni fa, prima di partire per un cammino si faceva un corso: alcune ore di lezioni serali su come si prepara uno zaino, come si legge una mappa, come si usa una bussola, qual’è l’abbigliamento migliore, come reagire a certi rischi e pericoli, intervallate da uscite sul campo, accompagnati da esperti, dove si aumentava progressivamente, uscita dopo uscita, difficoltà e durata.
Poi è arrivato internet, e ci si documentava lì, ecco che siti informativi come Pellegrinando erano utili a molti, e si leggevano libri, il mio “L’arte del camminare” ha aiutato tanti a partire col piede giusto, ho avuto tanti attestati di stima e riconoscenza in questi anni.
Il terzo passaggio è quello in cui siamo oggi: si parte per un cammino con meno strumenti, proprio in un mondo in cui l’informazione viaggia dappertutto, basta saperla cogliere. Questa estate ho visto tanti giovani affrontare il cammino con superficialità, senza avere l’attrezzatura adatta, non sapendo gestire gli imprevisti, il cattivo tempo (non esiste bel tempo o cattivo tempo, ma buona o cattiva attrezzatura… chi lo ha detto?), non avendo idea di tante cose. Senza aver letto un libro, né aver fatto una ricerca sul web, senza aver visto tutorial su Youtube…
Viene il dubbio: si parte per moda? Per seguire un’onda? Voi cosa ne pensate? Ovviamente non voglio generalizzare, ci sono casi e casi, ma sto osservando un trend.

Noi continueremo a lavorare per costruire camminatori consapevoli, che arrivino al cammino preparati, interiormente e tecnicamente. Pronti a vivere il passo dopo passo di questa esperienza profonda. Pronti a lasciarsi cogliere dalle opportunità degli imprevisti, e non dal panico di chi non li sa gestire. Il cammino se fatto con consapevolezza è più arricchente, perché è dallo spaesamento che si cresce. Chi ha paura degli imprevisti vuole un cammino in cui tutto fila liscio, in cui non succede niente, in cui tutto corrisponde alle immagini che ha visto sui social. Non molto diverso da una vacanza in crociera o in un villaggio turistico. Più che un cammino, un’autostrada per pedoni, con segnali rassicuranti ogni km, ogni tanto un autogrill (bar), svincoli per uscire dal cammino e per rientrarvi, segnaletica luminosa, una sola via (arriveremo alle due corsie di marcia?) con reti sui lati. Non è quello che vogliamo diventino i cammini.
Luca Gianotti


Fonte: editoriale della newsletter il cammino /230