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Camminare

Di ritorno dal cammino Lupi e pastori

Camminavamo una domenica di luglio sulle nostre montagne: il sentiero era ripido e il caldo a tratti afoso, ma la bellezza di una fioritura eccezionale culminava in un paesaggio severo di morene e laghi glaciali. Nella particolare armonia che la montagna crea, ci prefiguravano altre giornate con il cuore pacificato e lo sguardo appagato. Così decidemmo di continuare il cammino in luoghi diversi: l’Abruzzo, terra di lupi e di pastori.
Era giunta da poco la notizia di nuove scosse di terremoto nei pressi di Amatrice; avremmo condiviso, seppur per poche giornate, lo stato di incertezza in cui vive la gente nel cuore d’Italia.
Prima tappa del nostro viaggio in Abruzzo: Avezzano.
Una vasta pianura, con case basse, edifici dai colori smorti e dalle architetture casuali. Scempio edilizio, speculazione o povertà? Avremmo scoperto che un altro terremoto, molto più antico, aveva spezzato la vita nella piana e che la gravità di quell’evento era poco inferiore, per vittime, ai tristemente noti terremoti di Messina e Reggio Calabria.
La strada prosegue, in breve si fa tortuosa ed inizia a salire. E’ una salita dolce, che non culminerà a grandi quote, ma il paesaggio comincia a respirare e l’altopiano si vivifica. Compaiono i primi paesi: case di pietra chiara sullo sfondo giallo e verde delle colline e dei boschi. Il cielo è limpido, l’aria ancora calda, ma più leggera.
Gli amici di Torino ci postano la notizia di Mario, un orso marsicano troppo confidente che ha scelto proprio quel giorno per visitare una casa. La storia della sua ingenua incursione corre su internet. Lungo la strada cartelli arancioni invitano alla lentezza: la velocità uccide chi guida e gli orsi. Sorridiamo. L’orso esiste solo nei nostri ricordi infantili, una morbida presenza nelle notti d’inverno.
Pescasseroli, quota 1167. Sembra di essere in una piccola Svizzera. Colorati trenini turistici, carrozze a cavalli, case di montagna, negozi di souvenir.
E infine, dopo una sfilza di curve che mi pare interminabile, approdiamo a Villetta Barrea. E’ iniziato qui il nostro cammino, e sono iniziati gli incontri: con le persone, con il cibo, e il fresco della sera, e infine con la vera protagonista: la natura.
I piccoli paesi di Abruzzo si sono moltiplicati: Villetta, Civitella Alfedena, Barrea, Opi, bellissima, e infine Pescasseroli.
Le loro pietre bianche piene di luce contro il cielo, i boschi ombrosi, le fronde copiose dei pini neri e poi dei faggi, alcuni secolari, i grigi tronchi aggrappati alla terra, le lunghe radici come vene nodose.
Una coppia di rapaci volteggia fra le nuvole, una cerva con il piccolo pascola nell’ombra del bosco, i cinghiali ancora "in pigiama", con la loro curiosa tenuta a righe, seguono la madre.
Gli animali selvatici sono epifanie inattese e ci concedono rapide e caute incursioni nella loro vita.
Dell’orso possiamo osservare le tracce: le pietre sollevate per nutrirsi di larve, le orme nel fango di una pozza dove, con alcuni ungulati, ha placato la sete, in quest’estate torrida e secca.
Più in alto gli ampi spazi dell’altopiano. Penso alle Alpi che dominano il Piemonte, lo dividono in una successione di valli senza tregua. Bellissime e maestose, ma assai più scoscese, dove si sale rapidi verso paesaggi di alta montagna. Qui lo sguardo si perde lontano.
Anche in giornate di grande calore, appena il sole concede un po’ di respiro, osservo il volo delle farfalle che si posano sull’eringio ametistino, attratte dal viola quasi metallico della sue spine, mentre il vento scuote leggero le corolle bianche delle ombrellifere.
Nelle faggete il rumore del bosco è incessante. Il suono del vento fra le foglie azzera ogni pensiero, ogni altrove. E’ tale la forza della natura. Un breve incantesimo benefico di pace, silenzio, fiducia.
Questo è stato il “mio” Abruzzo, e altro che non si può raccontare, perché ha il sapore unico degli incontri, e il ritmo originale di quelle giornate è nel cuore e nei pensieri di chi le ha vissute.
Un invito ai futuri viaggiatori: concedetevi al paesaggio, camminate nel silenzio quando potete, godete la conversazione dei vostri compagni, sfiorate il loro mondo e regalate qualcosa del vostro. Avrete con voi una guida esperta, che vi racconterà ogni cosa con competenza, ironia e un amore vigoroso per la sua terra.
Vi porterà in luoghi dove la vita scorre ad un ritmo diverso dal vostro, pur se non meno reale; incontrerete persone riservate, ma contente di poter raccontare qualcosa del loro mondo: dell’orso che mangia le pere di Villetta, delle case di Opi, che hanno sopportato il terremoto quasi senza scomporsi, di una vita che in ogni stagione si integra con la natura e ne riceve calore e gelo, sole e neve, lupi e orsi.
Grazie ai miei compagni di viaggio: Anna, Benjamine, Chiara, Daniela, Debora, Donatella, Giulia, Filippo, Monica, Nadia, Rosanna, Ruggero.
Grazie alla Compagnia dei Cammini e a chiunque, guidandoci nella natura e nelle storia dei luoghi, ci permette di riappropriarci di ciò che è anche nostro, e non conosce la distanza o i confini geografici.
Grazie alla martoriata terra di Abruzzo, che il viaggio ha reso reale nei volti e nella bellezza.

Chiara