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Riflessioni

 

Il cammino e le rabbie

“Per arrabbiarsi si mettono in movimento 65 muscoli, per sorridere solo 19.
Fai economia: sorridi!”
(Manifesto da anni appeso in studi medici, distretti sanitari, luoghi di benessere psicofisico.)

La rabbia è uno dei sentimenti più devastanti. Ci riempie di tensioni e adrenalina, rovinandoci la salute e la vita.
Imparare a riconoscere e gestire le nostre rabbie è un tassello importante verso la meta della felicità.

Confessione. “Sì, sono arrabbiato”. È il primo passo da fare. E non è così scontato. Quanti malesseri, anche corporei, nascondono questo stato emotivo. È per questo che dobbiamo stare all’erta e smascherarlo. Basta chiederselo, ricordarsi che l’aggressività è una delle nostre costituenti fondamentali e che, in momenti di difficoltà, è naturale emerga, al pari di un’eruzione vulcanica.
Se ne prendiamo coscienza, eviteremo diventi distruttiva verso gli altri e, spesso, autodistruttiva.
Chiarificazione. Il secondo passaggio, se non vogliamo solo contemplarla questa nostra rabbia, è capire cosa ce l’ha scatenata. Non è facile. A volte sarà necessario l’aiuto, il confronto con altri. Perché occorre essere spietatamente sinceri con noi stessi. Non è sufficiente osservare le situazioni o le persone che ce la innescano. La psicologia ci insegna che noi “proiettiamo” su altri la causa del nostro star male, per evitare di metterci in discussione. Il lavoro di chiarimento è allora quello di scavare nel nostro vissuto e dirci, alla fine, che la rabbia è cosa nostra, che sono violenze o frustrazioni o delusioni o impotenze subite in passato o vissute nell’oggi che ci avvelenano il sangue.
Cambiamento. A questo punto siamo pronti. Consapevoli che la rabbia fa parte di noi, che il suo manifestarsi ha ragioni precise nel nostro modo sbagliato di stare al mondo, è il momento di superare la negatività e di intuire che la nostra energia può essere meglio indirizzata. Cioè che la rabbia va trasformata. Dovremo apprendere l’arte di affrontare i difficili problemi che si mettono di traverso al nostro procedere esistenziale in modo meno infantile e irrazionale. L’adulto è in grado di analizzare meglio anche le vicende più ingarbugliate e di trovare una maniera adeguata, costruttiva, vincente, per risolverle.
Guarigione. Dalla rabbia si guarisce? Certo. Se non facciamo finta di niente, scopriremo che l’altra faccia della rabbia è la passione. E solo vivendo fino in fondo i nostri talenti e le nostre curiosità, smetteremo di dare la colpa agli altri della nostra infelicità.

Il cammino e le rabbie.

Sappiamo che camminare serve a scaricare tensioni. Questo è già un consiglio, semplice ed efficace, da mettere in pratica.
Il cammino è però anche l’antica via che conduce alla meditazione. Nei lunghi tragitti a piedi, lentamente, alle rimuginazioni senza costrutto si sostituiscono intuizioni differenti, efficaci…empowerment. Nel mentre che la sensorialità prende il sopravvento sulla parte razionale, idee innovative si fanno avanti. Andiamo più a fondo in noi stessi, relativizziamo le questioni, ci diciamo ciò che vale la pena e ciò che no. Ma sì, un passo alla volta, ce la possiamo fare.
E, infine, lungo il percorso incontriamo altri viandanti. Lo scambio empatico è molto più facile nel clima del viaggio. Confidarsi e ascoltare dall’altro che esistono molti modi diversi di porsi nelle questioni, è un ulteriore dono che il viandante ottiene dal suo andare.

Guido Ulula alla Luna
Dedicato a Claudia e Paola, amiche di cammino.

Tratto da: il cammino n. 103 E camminando vive

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