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Il giro del mondo a piedi dal 1970 al 1974 (recensione)

Come dice David Le Breton nel suo ultimo libro (Camminare), il mondo del camminare si è evoluto molto in questi ultimi trenta anni, e il camminatore ha guadagnato dignità e una sua cultura specifica. Ecco perché la storia del cammino di Dave Kunst ci dà subito l’idea di qualcosa che appartiene a un passato lontano, sebbene in fondo sia una storia di solo quaranta anni fa. Parliamo di una storia che appartiene agli albori della cultura del camminare contemporanea. Il libro, scritto con l’aiuto di uno scrittore professionista, Clinton Trowbridge, è appassionante, un racconto d’avventura. Quella di Dave Kunst è un’avventura folle, fare il giro del mondo a piedi, e la storia inizia nel momento più tragico di questo cammino, quando in pieno Afghanistan montuoso, in mezzo al nulla, Dave e il fratello John vengono assaltati da banditi che feriscono Dave e uccidono John. Dave si salva perché si finge morto.

Ovviamente il cammino si interrompe, Dave viene curato in ospedale e torna nel Minnesota, la sua patria. Ma non molla, dopo alcuni mesi riparte, e il fratello Pete lo accompagna per un altro anno, l’anno più faticoso dal punto di vista psicologico, perché i due ragazzi non sono preparati per incontrare culture così diverse da quella americana, paesi come Pakistan e India sono per loro un grande rebus, non riescono mai a entrare in contatto profondo con le persone del posto, e questo è motivo del loro profondo malessere. Il cammino infatti fallisce la sua forza se si cammina per andarsene via il più in fretta possibile dai luoghi attraversati. La storia di questo cammino dura quattro anni, tra il 1970 e il 1974, e i Kunst sono un po’ hippies, si pensi all’amore e al sesso vissuti in modo libero rispetto ad oggi, e un po’ americani puri, poco colti e non sempre aperti al mondo, a caccia di Coca Cola anche in India. In Australia tutto si rasserena, e Dave trova l’amore, Jenny, maestra di asilo che ancora adesso è la sua compagna dopo 40 anni. Cammina nel bush australiano sotto il caldo cocente, pensando a Jenny e chiedendosi perché invece di stare con lei stia continuando e portando a termine questa impresa. L’essere ormai uomo di successo, sotto i riflettori, o semplicemente avere introiettato la regola che le cose che si iniziano si devono finire. Infine la chiusura del periplo con ritorno negli Stati Uniti, tra poliziotti buoni che lo raggiungono per portargli panini e acqua, e poliziotti cattivi che lo bloccano armi in pugno o lo bloccano con regole come quella che è vietato camminare sulle strade principali. Ma Dave ormai è una star, e sa che nessuno può più fermarlo, riesce a farsi aprire anche un tunnel di più di tre chilometri, fino al Minnesota. Le foto sono bellissime, anni settanta, colori sbiaditi, polvere, sudore, il cammino quasi sempre su asfalto, un lungo racconto appassionante che ormai è nella storia del camminare. Conclude Kunst: “Se riesci a fare il giro del mondo a piedi, allora sei in grado di fare qualsiasi cosa. E questo vale per ognuno di noi.”

Dave Kunst – “L’uomo che fece il giro del mondo a piedi”, Edizioni dei cammini 2015 – 17,50 euro

Fonte: il cammino n. 125