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La grande bocca-ristoro dei camaldolesi

Rubrica: Le bocche fiamminghe. Grandi alberi scavati dal Tempo

Autore: Tiziano Fratus

Stazione 2: La grande bocca-ristoro dei camaldolesi
Regione: Toscana
Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Poppi (AR)
Località: Bosco del Metaleto, Monastero di Camaldoli

Ogni indagatore della realtà finisce per confezionare, nel tempo, un personale dizionario composto di sinonimi e di termini a cui conferisce nuove funzioni e veste di nuovi abiti. Uno dei questi termini è Castanodónte: s. m. (pl. Castanodónti), si designano esemplari di castagno dalle dimensioni ragguardevoli, plurisecolari e dalle forme irripetibili. Data l’età la circonferenza dei tronchi, alla misura standard di un metro e trenta da terra, è superiore ai sette e agli otto metri, superando eccezionalmente i dieci. Possono presentare caverne alla base, scavate dall’azione di carie o dalla negligenza dell’uomo. Possono essere riconosciuti fra i monumenti della natura, protetti per legge e da staccionate. Ve ne sono alcuni entro i quali i proprietari hanno ricavato sedute e luoghi per il riposo e l’accoglienza di conoscenti, come avviene al Castagno Miraglia nelle foreste del Casentino, a poca distanza dal monastero di Camaldoli (AR), o all’Osteria del Bugeon, nel comune di Camugnano (BO). I più grandi d’Europa si trovano sulle pendici dell’Etna e sono noti come Castagno dei Cento Cavalli e Castagno di Sant’Agata o della Nave, con un’età stimata superiore ai duemila anni.

Le bocche fiamminghe. Stazione 2: La grande bocca-ristoro dei camaldolesi. Autore: Tiziano Fratus

I viandanti conoscono certamente i luoghi magici e spirituali che il residuo di Casentino tutela. Dal monastero con sasso spicco di francescana memoria a La Verna fino al monastero e all’eremo dei camaldolesi nel cuore delle foreste coltivate dove mille anni orsono, Romualdo, non ancora santo, è arrivato, ha respirato a fondo e ha coniato la “piccola regola”: «Siedi nella tua cella come in paradiso; scaccia dalla memoria il mondo intero e gettalo dietro le spalle, vigila sui tuoi pensieri come il buon pescatore vigila sui pesci.» Al tempo l’Europa era meno di un sogno, l’Italia un disorganizzato ammasso di stati, contee e mancate utopie, le città si stavano preparando alla rivoluzione tecnologica che le avrebbe fatte crescere in altezza e poi in dimensione, gli uomini tartassati dalla prepotenza degli eserciti e dalle carestie, decimati dalla peste e da molte malattie. Qui, nel cuore boschivo del mondo, alcuni uomini si ritirarono per tentare la via alla contemplazione, lontano da quel che oggi stesso molti di noi vorrebbero non vedere e riconoscere. A Camaldoli diversi sentieri si arrampicano alle spalle del monastero e della serie di negozi/trattorie che attendano il visitatore, conducono nella pace della natura, o meglio di quella natura che noi riconosciamo come natura che in verità è natura umana, natura pensata, natura antropizzata, selezionata e diradata, governata, ci vorrebbero secoli di abbandono per rivedere un giorno la natura spontanea, la natura naturata come dicono i filosofi. E qui, in un tratto di bosco che va sotto il nome di Bosco del Metaleto, a due passi dalle baite dei forestali, s’erge uno dei più celebri e fotografati castanodónti. Un cartello ne riporta il nome comune: Castagno Miraglia. Maestoso e cavo. Agli inizi del Novecento, nella sua grotta, la moglie del direttore del Ministero dell’Agricoltura, Nicola Miraglia, si andava a sedere, trascorrendo ore liete e sferruzzando a maglia. La misura, presa da queste mani, della sua circonferenza a un metro e trenta da terra, è pari a 885 cm. L’età stimata si attesta fra i quattro e i cinque secoli. Potrebbe essere vecchio come l’America che gli europei hanno riscoperto.

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