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Camminare

Leuca signora dei confini

E poi c’è Leuca.
Leuca quel mare quella roccia.
Leuca arrivo di genti e leggende, Leuca spartiacque, Leuca terra di confine.
Per guardare oltre, a Leuca, devi guardare con gli occhi del mare, mettere la testa sottosopra.
Oppure, anche, per guardare oltre a Leuca, devi guardare dentro, invertire la direzione dello sguardo.

E allora a Leuca, noi pellegrini arrivati su sentieri di terra, decidiamo di cambiare per un poco prospettiva e scendiamo nel mare blu leggenda, scivoliamo su quel confine liquido e osserviamo.
La scogliera che ha preso forma dal moto delle acque. I due mari che si incontrano, scambiandosi la sostanza e mantenendo la peculiarità. La vita sommersa, guizzo nell’acqua cristallina nascosta a chi guarda da lontano. E osserviamo anche che in quell’acqua c’è l’umano: micro e macro plastiche di ogni genere viaggiano in sospensione, in quel mare considerato "eccellente" vediamo coi nostri occhi questo, e sappiamo che di umano lì dentro c’è molto di più.

Facciamo il bagno in grotte strepitose, anfratti nascosti nel grembo acquoso della Terra e, infine, da pellegrini umani senza squame ne ali torniamo su, percorrendo a due zampe quegli ultimi irti scalini verso il santuario de finibus terrae.
E qui, in questa terra santuario, sperimentiamo anche per un attimo il moto opposto del guardare dentro. E, per un’altra volta, osserviamo.
Che questo mare misterioso è la nostra inquietudine, il bisogno di oltre e di altre terre. Che quelle barriere fragili sono i nostri limiti, le paure che solo assieme possiamo superare. Che quei guizzi nell’acqua sono le nostre speranze, di salute, benessere e altri cammini futuri. Che quell’incastro di acqua e terra sono gli incontri umani, che ci plasmano, modellano e ridefiniscono incessantemente.

Così a Leuca, signora dei confini, i confini innanzi a noi si fanno un poco labili.
Noi siamo pieni di terra e di mare, il mare è pieno di noi. Le nostre speranze saltano oltre, e l’oltre è speranza e naufragio. Dall’alto l’acqua è cristallina ed eccellente, da dentro discarica umana.

E così a Leuca de finibus terrae al vento affido una profonda speranza: che questa favola antica dei confini si riveli presto nella sua menzogna, e che prestissimo arrivi il nuovo sentire che quella terra siamo noi, che quel mare siamo noi, e che quei resti umani che in mare finiscono ugualmente e senza distinzione siamo ancora e sempre noi.