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Recensione: Huascaran 1993. Verso l’alto, verso l’altro

Ultimamente non leggo quasi più libri sull’alpinismo. Sarà perché appartengo alla generazione cresciuta con le imprese di Messner, che come dicevo sul numero scorso ha di recente dichiarato fallito il suo alpinismo, secondo lui ora rimangono due ibridi di alpinismo, quello delle gare esasperate su percorsi segnati da bandierine, e quello delle spedizioni commerciali, anche loro su percorsi segnati da bandierine.
Ma questo libro di Franco Michieli non potevo non leggerlo. Conosco Franco e so quanti anni si è dedicato per scriverlo. E conosco la sua meticolosa precisione nel lavoro giornalistico, che qui non si smentisce. La storia di Battistino Bonali e della spedizione allo Huascaran del 1993 conclusasi tragicamente, è ricostruita da Michieli con un lavoro enorme di documentazione. Ha letto ogni riga dei diari privati, ha visto ogni foto, ogni video, ha parlato con i protagonisti. Supportato dal CAI di Cedegolo che aveva organizzato la spedizione e che pubblica il libro.

La prima cosa che mi colpisce è che questa storia sembra appartenere a un passato lontano. Ma si svolge tra il 1990 e il 1993. Se penso che la mia carriera alpinistica si è svolta prima, la mia ultima spedizione alpinistica fu nel 1990, come prima cosa mi sento vecchio. Ma poi capisco perché la storia sembra uscire dal lontano passato: perché i protagonisti appartengono a una comunità di gente semplice e buona. Sono preti che fanno i missionari in Perù, per l’Operazione Mato Grosso, con forte spirito di solidarietà, più che volontà di convertire; sono ragazzi che fanno 4-6 mesi come volontari per aiutare i poveri di quelle regioni; sono alpinisti che vengono dalla Val Camonica, ragazzi di montagna che rimangono a bocca aperta di fronte alle ingiustizie e sentono dentro uno forte spinta a porvi rimedio.
Battistino Bonali era in quel momento un alpinista di punta, aveva scalato l’Everest e aveva deciso di ripetere la via Casarotto sulla parete nord dell’Huascaran, una delle pareti alpinistiche più difficili, se pensiamo che dopo la morte di Bonali e del suo compagno di cordata Giandomenico Ducoli nessun altro alpinista ha mai più ritentato quella via.
Bonali e la sua compagna Alice, sempre al suo fianco, erano cattolici, arrivato sulla cima dell’Everest Battistino aveva aperto un piccolo striscione con la scritta “Grazie Dio”, al posto delle tradizionali bandiere nazionali che si usavano a quei tempi. La spedizione che organizzarono nel 1993 era una spedizione collettiva, ne faceva parte quasi una trentina di amici della Val Camonica, scelti da Bonali non solo per capacità alpinistiche ma anche per sensibilità umana, lo scopo era portare solidarietà e aiuti economici ai poveri, per la costruzione di un ospedale, il motto era “salire in alto per aiutare chi sta in basso”.

Il libro ricostruisce questa grande sinfonia, racconta come se fosse in diretta, il viaggio di ognuno dei protagonisti, le gioie, le emozioni, e la tragedia finale. Questo affresco dà una ricchezza umana mai vista nelle storie di alpinismo, perché non si racconta il gesto sportivo, ma l’anima.
Consiglio quindi questo libro sia agli appassionati di letteratura di alpinismo, sia a chi normalmente non frequenta queste letture. Tra l’altro il ricavato delle vendite di questo libro andrà a un progetto di solidarietà e formazione dei giovani nella Cordillera Blanca peruviana, l’apertura di un villaggio agricolo a 4100 metri, Quishuar, il villaggio del sogno. Un libro da non perdere! Per acquistare il libro direttamente dal CAI di Cedegolo info e modalità si trovano su questa pagina: www.facebook.com/huascaran1993.

Franco Michieli – “Huascaran 1993. Verso l’alto, verso l’altro”, Cai di Cedegolo 2013 – 25 euro

Recensione di Luca Gianotti, prima pubblicata nella newsletter il cammino n. 110

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