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Camminare

 

Salento a passo lento

Da Torre S. Andrea a Santa Maria Capo di Leuca

Primo giorno

La schiuma delle onde colora di bianco
l’azzurro del mare;
il sentiero sale su rocce squadrate come fortezze;
dopo boschi di lecci Otranto appare
ed è promessa di riposo.

Foto di Mauro Frojo

Secondo giorno

Pietre bianche come vecchie ossa
guidano il piede giudizioso sul sentiero;
la terra rossa della miniera
guarda il cielo con un occhio d’acqua
dove le canne palustri sono ciglia;
asfodeli, crochi, anemoni
accompagnano i viandanti
e si affollano sotto gli ulivi secolari,
nella sosta.

Terzo giorno

Lasciato il paese alle spalle
andiamo su calmi sentieri
di uliveto in uliveto;
gli alberi, come colonne di cattedrali,
si ergono da mosaici di calendule ed acetosella;
più tardi, sull’altopiano screziato di sassi e di anemoni,
lo sguardo, alto sul mare lontano,
ancora ricorda il Dolmen e il Menir.

Quarto giorno

La ghiaia scricchiola sotto gli scarponi,
il vento batte sulla faccia,
basse nubi grigie passano rapide;
le orchidee selvagge e il blu della borragine fiorita
distolgono dai guasti della presenza umana;
arriviamo presto a Castro
dove approdò Enea in fuga da Troia.

Quinto giorno

Pioggia, pioggia, pioggia, pioggia

Sesto giorno

La pioggia di ieri è già un ricordo;
le gambe chiedono di partire:
sanno che il viaggio
porterà pace nell’anima.

Ultimo giorno

Di questo ultimo giorno
Non ricorderò il paesaggio mozzafiato del Ciolo,
o il salto dei muretti a secco,
e neppure le brezze odorose dei due mari;

ripenserò invece, nei momenti di malinconia,
a quel bozzolo lieve
che mi hanno tessuto intorno
i miei compagni di viaggio
e dentro al quale
ho camminato sicura per sette giorni.

Donata Cavazza

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