Tra roccia, silenzi e leggende: la Puglia delle gravine

La Puglia custodisce alcune delle sue meraviglie meno conosciute nell’entroterra ionico-tarantino: le gravine.
Profonde e lunghe gole, simili a canyon in miniatura, sono state modellate nel corso di millenni dall’azione combinata dell’acqua e dei moti tettonici, creando tra la roccia calcarea versanti scoscesi, grotte naturali, terrazzi coltivabili e microclimi freschi e umidi dove esplode la vegetazione mediterranea.

Graziano Occhipinti
21 Gennaio 2026

Sin dalla Preistoria, questi ambienti sono stati rifugi naturali perfetti prima per le comunità rupestri che scavavano abitazioni e luoghi di culto nelle pareti, poi per monaci, pastori e contadini. Le gravine sono quindi un paesaggio naturale, ma anche un archivio della presenza umana, fatto di sentieri nascosti e storie tramandate per generazioni.

Tra queste la gravina di Massafra, luogo di arrivo e partenza di due cammini in programma nel 2026 (Andar per Trulli nelle Murge e La Via Ellenica del Cammino Materano) è una delle più spettacolari e custodisce una delle leggende più affascinanti dell’intera area: quella del Mago Greguro.
Intorno all’anno Mille, nella Gravina della Madonna della Scala a Massafra, viveva Greguro, un cosiddetto “masciaro”, ovvero uno stregone, che però più verosimilmente era un sapiente conoscitore dell’arte erboristica e che aveva fatto delle grotte il suo laboratorio e la sua dimora. La sua “farmacia”, ancora oggi ben visibile e visitabile, era uno straordinario dedalo di dodici grotte scavate nella roccia, tutte comunicanti tra loro, con circa un centinaio di incavi uniformi nelle pareti che servivano per essiccare e conservare le erbe medicinali, creando una sorta di scaffalatura naturale perfettamente organizzata.
Le leggende al riguardo dell’uomo e di sua figlia Margheritella sono varie, e narrano del rapporto tra i due e gli abitanti del villaggio, con varie invidie e maldicenze a causa della loro professione; la fanciulla attirava l’attenzione di tutti gli uomini del paese che la corteggiavano invano, scatenando l’ira funesta di mogli e madri massafresi, le quali additarono la povera come strega, che aveva sedotto i loro uomini con filtri e sortilegi. In fretta e in furia venne processata e salvata solo all’ultimo dall’Igumeno Anselmo, superiore del monastero bizantino di Massafra. A quel punto Greguro, in segno di riconoscenza, avrebbe dipinto una Madonna sulla roccia della gravina, la stessa che, secondo un’altra leggenda, è conservata nel Santuario della Madonna della Scala.

Vi lascio con un video che narra più approfonditamente di una delle versioni della leggenda:

Graziano Occhipinti