Conformismo e camminare

« Il re non vedeva di buon occhio che suo figlio, abbandonando le strade controllate, si aggirasse per le campagne per formarsi un giudizio sul mondo; perciò gli regalò carrozza e cavalli: “Ora non hai più bisogno di andare a piedi” furono le sue parole. “Ora non ti è più consentito di farlo” era il loro significato. “Ora non puoi più farlo” fu il loro effetto. »

Ho letto questa storiella, tratta da Günther Anders, in un bel libro di Umberto Galimberti che vi consiglio vivamente: I vizi capitali e i nuovi vizi. Se sostituite alla carrozza e cavalli una bella automobile sportiva, ecco che avete il conformismo attuale. Il padre non può sopportare che il figlio vadaa piedi a scoprire il mondo, rischiando di essere scambiato per un viandante vagabondo, e gli regala una bella auto o una moto, per farlo rientrare nella società conformista, adeguandosi ai valori degli altri, cioè produrre e consumare. Come conseguenza il ragazzo perde la possibilità di scoprire veramente il mondo, perché con la carrozza, con l’auto, con la moto dovrà rimanere sulle strade già tracciate, non potrà deviare per i campi, non potrà peregrinare, non potrà prendere i sentieri meno tracciati. Ecco perché il conformismo non ama il camminare.

Luca Gianotti

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Luca Gianotti
8 marzo 2015

Primi anni ’70: Dave Kunst, il primo uomo a fare il giro del mondo a piedi, in Piazza San Marco a Venezia (libro di prossima pubblicazione per Edizioni dei Cammini)

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