Esplorazioni di Pasqua
Nei due giorni di Pasqua sono andato a esplorare un tratto del percorso del Grande Cammino dei Briganti, un lavoro troppe volte interrotto e che adesso ho deciso di concludere. Vi vorrei raccontare di tre borghi che ho attraversato, appena lasciato il Molise per entrare nella provincia di Benevento.
17 Aprile 2026
Il primo è stato Morcone, dove abbiamo dormito una notte. Morcone è una sorpresa, un paese pieno di fascino che pochi conoscono. Si va di scoperta in scoperta, nel paese delle scale, delle scalette e dei vicoli. Se a questo si aggiunge che da pochi mesi una donna ha aperto un ristorante di qualità, in cui i sapori lasciano i commensali a bocca aperta, e l’accoglienza nelle stanze di un ex palazzo è caldissima, ecco che non posso non consigliare una visita.
Il paese dopo Morcone è Pontelandolfo. Qui il Grande Cammino dei Briganti fa tappa per rendere omaggio ai martiri della strage del 14 agosto 1861. Un piccolo centro storico, tutto attorno al castello. Molte case sono ancora in rovina, credo raccontino ancora quella tragedia di 160 anni fa. I briganti avevano ucciso 45 soldati della guardia nazionale piemontese, l’Italia appena unita. E a freddo, dopo 7 giorni, la vendetta. I soldati arrivarono e misero il paese a ferro e a fuoco, i vincitori hanno cancellato le informazioni, c’è chi ha ricostruito ci siano stati 400 morti, altri storici dicono più di 1000. Una strage di civili. Sono entrato a Pontelandolfo per rendere omaggio a quei morti innocenti. Un paese che sembra avere addosso ancora quel trauma. A poco serve il monumento di 15 anni fa in cui Giuliano Amato e Giorgio Napoletano, allora massime cariche dello stato, chiedono scusa. Si dovrebbe sanare la ferita riattivando la memoria. A questo servirà il Grande Cammino dei briganti se riuscirà a portare qui tanti giovani carichi di zaini ed empatia. Il cammino è poi arrivato a Casalduni, stessa sorte di Pontelandolfo quel tragico 14 agosto, meno morti, perché è più piccolo. Qui regna un’aria sonnacchiosa, si respira meno il trauma, i fondi pubblici riempiono il paese di opere, alcune in stato di abbandono. La gente esce a gruppi dal bar in piazza, per riversarsi nella chiesa lì a fianco. È la messa di Pasqua. Come direbbe Capossela, “È pazzo di gioia, è un uomo vivo”. (LG)
