Il cammino e l’elogio della fuga

Elogio della fuga fu, qualche decennio fa, un libro in un certo senso rivoluzionario.
Il neurofisiologo francese Henri Laborit ribaltò la logica del come affrontare lo stress.
Lo stress è la causa, principale e riconosciuta, delle malattie della nostra società competitiva.
“Crescere o morire” è la filosofia profonda del capitalismo.
Una crescita senza freni, che rischia oggi di portare all’autodistruzione la stessa specie umana.
In questi ultimi anni si è cominciato a parlare di decrescita.
È una parola infelice a mio avviso, perché basata su un concetto negativo.
Altri usano il termine “crescita sostenibile”… ma chi decide come e quanto sostenibile?
Io, umanista, ribadisco la vecchia idea che bisogna “mettere la salute al primo posto”.
Serve un punto fermo, un parametro chiaro, da cui partire.
È buono e giusto e verificabile tutto ciò che incrementa il benessere dell’intera umanità.
Come arrivare a questo obiettivo? Torniamo al concetto di “elogio della fuga”.

Per far capire le dinamiche dello stress, quelle sane e quelle che fanno ammalare, si porta l’esempio “dell’uomo che incontra il leone”. Evento sicuramente stressante e che richiede risposta urgente e possibilmente vincente. Ci sono 3 possibilità di reazione, di cui ben 2 sane ed una patologica.

Prima possibilità. L’uomo incontra il leone… frazione di secondo per decidere… decide di affrontarlo. Tecnicamente si chiama lotta. È un meccanismo sano perché tutte le mie azioni sono ben finalizzate… cervello, muscoli, nervi e, specialmente, l’ormone della lotta, l’adrenalina, sono direzionati a uno scopo preciso. Non è detto che vincerò, ma almeno ci provo. Due considerazioni: la lotta sappiamo praticarla tutti, ma i soggetti più adatti sono i cosiddetti sanguigni, mentre le persone più sensibili fanno fatica; la lotta è il modello insegnato fin da bambini per essere adeguati ad una società dove chi non compete è perdente, è insomma il modello culturale dominante.

Seconda possibilità. Incontro il leone, frazione di secondo… chi me lo fa fare!?!? … scappo. Tecnicamente si chiama fuga. È considerato sano per gli stessi motivi della dinamica precedente, e cioè che tutte le mie energie sono per uno scopo determinato. Non so se il leone mi prenderà o meno, ma di mio resto sano perché so cosa voglio fare. Due considerazioni, contrarie alle precedenti: la fuga è più adatta alle persone insicure e paurose; teoricamente anche un aggressivo potrebbe farlo, ma in genere non lo fa per troppa impulsività; fino a qualche decennio fa il fuggire era disprezzato, perché non all’altezza di un modo di stare al mondo che non accettava diversi e perdenti. Qui si inserisce il punto di svolta degli studi sullo stress di Laborit, che di fronte all’evidenza patologica di un eccesso di lotta, rivaluta la possibilità/necessità di mollare, di lasciare andare, di fregarsene, di fuggire in sostanza, con il dichiarato scopo che non vale la pena ammalarsi.

Terza possibilità. È quella veramente patologica, quella che adottiamo, senza accorgercene, quando abbiamo qualsiasi tipo di malessere fisico o psicologico. Incontro il leone e… non so cosa fare, mi blocco. Tecnicamente si chiama stallo. Non solo è più facile per il leone sbranarmi, ma mi ammalerei di mio, perché sono in preda ad un conflitto interiore. Da una parte vorrei, ma credo di non potere… da una parte desidero, ma sono inibito od ho sensi di colpa per farlo… ecc ecc Se ci troviamo in una situazione del genere, e il campanello d’allarme è un qualcosa che non va nella salute, o nei sogni, dobbiamo sapere, dobbiamo essere educati a sapere, che per tornare sani dobbiamo o lottare e fuggire. Ma siccome a lottare sono abili in pochi, dobbiamo sapere che, in nome del valore supremo della nostra salute, siamo legittimati alla fuga, sfuggendo ai ricatti di valori sociali dimostratisi distruttivi od al giudizio di chicchessia sul nostro operato, fosse anche la persona che “dice” di amarci.

Il cammino e l’elogio della fuga
È semplice, a ben pensarci.
Quando non ce la facciamo più della vita che ci trasciniamo, noia e routine, ritmi elevati e inquinamento, rapporti sociali deprimenti, frustrazioni e ingiustizie, quando siamo stanchi di tutto e non vediamo vie di sbocco, perché ammalarci? Perché dobbiamo resistere e farcela a tutti i costi, magari drogandoci di farmaci o degli infiniti “surrogati di felicità” che il consumismo ci propone?
Possiamo dire basta.
In nome della nostra salute.
In nome della salute del pianeta.
Fuga.
Legittima fuga.
Sana fuga.

Riempiamo uno zaino
Poche e semplici cose
Mettiamoci in cammino

Guido Ulula alla Luna

1 ottobre 2016