Le fiamme dell’Alpe di Tramin

Rubrica: Le bocche fiamminghe. Grandi alberi scavati dal Tempo

Autore: Tiziano Fratus

Stazione 1: Le fiamme dell’Alpe di Tramin
Regione: Trentino Alto Adige
Valle del comune di Sarentino (BZ)
Località: cima dell’Alpe di Tramin

L’Alpe di Tramin non si trova a Termeno, lungo lastrada del vino, come molti vi consiglieranno. Bisogna al contrario superare Bolzano,attraversare il mondo sospeso che sbircerete superando una serie numerosa digallerie e approdare in val Sarentino. Superato il comune capoluogo si percorrel’intera vallata, statale 508, fino a Pennes/Pens, qui si devia a destra perAsten/Laste. Consiglio di parcheggiare alla Gasthaus Elizabeth (zero italiano),procedere a piedi verso l’abitato, virare a destra seguendo le indicazioni peri sentieri che portano alla cima del monte, che io trovo celato da una foltanebbia. Sentiero 13, Traminer Alm / Traminscharts. La montagna ti vieneaddosso, superi un ponticello e inizi a scalare pietre, sentieri sempre piùstretti e venati dalle radici dei larici e degli abeti. Le nebbie gonfianol’aria e riducono il raggio d’indagine dello sguardo. Attendo che sbuchino, daun momento all’altro, Basho o Confucio, appesi ai loro bastoni nodosi. Salendosi incontrano molti esemplari contorti, bucati, maltrattati dal Dio dei fulminie da altri danni naturali, o umani.

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11 aprile 2016

Le bocche fiamminghe. Stazione 1: Le fiamme dell’Alpe di Tramin. Autore: Tiziano Fratus

Arrivato alla cima – duemila metri – inizioad ammirare alcuni corpulenti pini cembri. Difficile non farsi venire in mentele mani del Cristo della macchina d’altare di Issenheim dipinto da MatthiasGrünewald, cinque secoli orsono. Dita lunghe come le radici che si proiettano, chesi gettano ad arpionare il mondo. Per non volar via, o farsi trascinare a valledalla pioggia che si fa più insistente. Le nebbie vorticano risalendo lamontagna e fermentandosi dopo la rincorsa. Nebulano dinnanzi al mio sguardo: mifissano con tutti i loro mille occhi. Due casupole in legno, da una parte,mentre di fronte, oltre il sentiero che sto percorrendo, incontro il gruppo di«pini primigeni», come li definisce Martin Schweiggl nel suo Custodi del tempo, dedicato ai grandialberi del Sud Tirolo. Diverse conifere arroccate, alcune spaccate fino alcuore, che rivelano come se lì dentro ardesse una fiamma lignea che ha ilcolore del fuoco: arancioni vivaci resistono pietrificati. Fiamme congelate.Misurarle non è facile, sono in condizioni precarie e da soli, talvolta, èrischioso. Il maggiore che incontro presenta una circonferenza del tronco paria sei metri, a petto d’uomo. Ma si tratta d’una misura indicativa. Sono cirmoli,pini cembri (Pinus cembra). L’etàstimata raggiunge quota mille anni. Mille anni di storia umana ora concentratain questa macchina del tempo che ho di fronte. Un battito di ciglia nellastoria del pianeta. Lo fisso e mi torna in mente una riflessione del filosofoAndrea Emo: «Le cose in sé sono mostruose perché sono e non sanno di essere;ignorano la loro solitudine e la nostra».

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