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Riflessioni

 

Un credente critico verso Compostella

Ho letto la corrispondenza tra Luciano Callegari e Luigi Nacci sul tema del pellegrinaggio verso Santiago de Compostela. Non sono un appassionato del trekking, tanto meno dei santuari. Sono un credente critico, che non gradisce la mercificazione della fede popolare, che da sempre caratterizza i luoghi dove la creduloneria legata alle religioni fa ritenere esservi una possibilità o una speranza che ci scappi il miracolo o l’evento eccezionale. Non ce la faccio a sopportare la riduzione di Maria di Nazareth, quella donna che umilmente ha vissuto il suo destino di madre di un uomo, Gesù, su cui si è compiuto, per i credenti nella fede che a lui si ispira, il disegno di Dio dell’incarnazione, in una magica astronauta (senza navicella), che decide ogni tanto di trasvolare nei cieli della fascia mediterranea ed apparire a pastorelli e sempliciotti, che raccontano della sua etereità in velo azzurro e vestito bianco e riferiscono dei suoi improbabili discorsi ripetitivi e di livello elementare. In questo senso non mi è piaciuto nemmeno leggere l’apertura del sito “pellegrinando.it”, dove il suo curatore non si prende la briga di spiegare che il culto di San Giacomo a Compostela è una invenzione della religiosità cristiana dei secoli medioevali e che tutti i riferimenti al discepolo di Gesù, morto in Palestina e trasportato in Galizia fa parte del fantasioso leggendario cattolico, come il trasferimento da parte degli angeli della casa di Nazareth a Loreto.

Ma poiché so che la fede in cui tento di vivere e a cui mi sforzo di rimanere ancorato è parte della storia delle generazioni di uomini e donne che me l’hanno tramandata, quando i miei familiari, per il mio 60° anno, mi hanno regalato un viaggio a Santiago, scegliendo la proposta della Compagnia dei Cammini, che organizzava un percorso di una settimana nel periodo da Natale a Capodanno, dopo una prima dubbiosa valutazione, ho risposto affermativamente, partecipando a quelle tappe di circa 25 km al giorno, che la guida Luigi Nacci aveva programmato. Per me camminare verso Santiago aveva un significato religioso inserito nel grande percorso, in questo senso il camminare a piedi è figurativo, della cristianità occidentale in Europa. Ma proprio perché non avevo nessuna voglia di perdere tempo ad organizzarmi un viaggio, con programmazione, contatti, problemi e disguidi sempre presenti, l’aver trovato una organizzazione semplice ma ben strutturata, è stato il metodo più pratico per poter utilizzare al meglio gli otto giorno di cammino. Poter pensare, respirare l’atmosfera naturale e culturale del percorso su cui si sono confrontati milioni di uomini e donne nei secoli, alla scoperta di se stessi e delle contraddizioni di una religiosità che crea il senso di colpa e quello della misericordia e del perdono, è stata una esperienza molto positiva. Camminare sulle strade della Navarra e della Rioja, non dovendomi preoccupare delle tappe e delle fermate, mi ha consentito di vedere con serenità il mio mondo spirituale dentro al percorso dei pellegrini veri, quelli che si sono sempre confrontati con la fatica e le sofferenze, senza attendersi dalla meta nient’altro che un pezzo di carta che attestava il loro lungo pellegrinaggio. Nessun miracolo, se non quello di aver superato la prova. Nessuna verifica della fede, se non il confronto con le diverse umanità incontrate sul cammino.

Ho apprezzato il metodo della Compagnia dei Cammini di limitare la presenza di gruppo ad un numero contenuto di persone. Noi eravamo in 15, nessuno si conosceva, né c’era la necessità di fare gruppo, come capita nei raduni religiosi di parrocchie o comunità ecclesiali. Ho sempre camminato e meditato per mio conto, ma l’aver a pochi metri di distanza persone che come me meditavano e qualche volta, in pause o fermate scambiarsi impressioni, commenti, analisi sulle vicende storiche e contemporanee, è stato un modo valido e integrato di aprire la mente al confronto con altre menti ed arricchire la propria umanità.
Nessuno dei 14 uomini e donne aveva approfondito, come ho cercato di fare io nei miei decenni di vita dentro alla chiesa cattolica, il messaggio evangelico ed i suoi tradimenti perpetrati dalla gerarchia. Ma insieme abbiamo discusso sulla simbolicità del cammino come tappe di una storia fatta di fatiche, tradimenti, sangue, conflitti, ma anche di amorevolezza, di sostegno ai più deboli, di coerenza con i principi delle Beatitudini proclamate da Gesù e raccontate dai 3 evangelisti sinottici, di ricerca del Dio giovanneo, Amore e Luce, al di là delle frottole delle indulgenze per superare i secoli di Purgatorio e procurarsi il Paradiso. Durante il percorso abbiamo incontrato eremi e chiese romaniche perlopiù chiuse, ma un giorno abbiamo avuto la fortuna di poterci riunire su una panca di pietra attorno ad un altare, dentro ad un piccolo eremo vicino a Estella. Lì, parlando del fiume della cristianità occidentale in cammino, molta della quale su queste strade della Spagna, verso un occidente che è stato per secoli la fine del mondo, abbiamo considerato come questo fiume sia pieno di fango e detriti, di sangue di assassinii e torture, ma abbia sempre la capacità di ripulirsi, di essere rinnovato dal vento dello spirito.

Aver potuto scambiare pensieri e parole con questo gruppo quel giorno e negli altri successivi è stata per me una bella conferma del metodo valido di organizzazione della Compagnia dei Cammini: singoli, ma in gruppo di confronto; liberi di muoversi, ma con un programma predisposto che facilitava la tranquillità del camminare e pensare; aperti al confronto senza pregiudizi religiosi e ideologici.
Credo che anche la presenza di una guida, preparata sia sulla storia della Spagna che su quella del Cammino di Santiago, sia stata utile per tutti i partecipanti. Alla fine ho ringraziato Luigi Nacci a nome di tutti, per la discrezione ma anche per l’attenzione che ha avuto nei nostri confronti. Se dovessi consigliare un metodo per sperimentare un cammino di spiritualità aperta, come spesso quello di Santiago, per la sua vicenda contemporanea non è più, consiglierei il metodo della Compagnia dei Cammini.

Ultreya!
Saluti a tutti,
Lucio Eicher Clere

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