Raccontare è resistere
La Maiella in questi giorni è accecante. Dopo la neve abbondante e improvvisa dei giorni scorsi, altrettanto repentino è arrivato il sereno. La montagna splende con l’arrivo delle prime rondini, ancora incerte sul da farsi.
È Aprile e passeggiando su un ponte la guardo da Pescara. A Maggio sarò lassù, a camminare con alcuni di voi sul Cammino di Celestino. Tra i molti soprannomi della Maiella c’è anche quello di Montagna della Libertà. È Aprile ed io ci penso a quei ragazzi che, nel 1945, non erano a godersi la Maiella sotto il cielo azzurro come me oggi. Il 21 aprile del ’45 quei ragazzi dai vestiti laceri, dalle scarpe sfondate, dai volti abbronzati, erano a Bologna. Una Bologna festante. La gente li accoglie come eroi, e lo sono per davvero. Sono gli uomini, a volte poco più che adolescenti, della Brigata Maiella. Che ha di speciale questa formazione partigiana? Ne abbiamo avute tante in Appennino. Quella della Brigata Maiella però è storia poco nota.
27 Aprile 2026
Fondata nel 1943 da Ettore Troilo, avvocato antifascista, la Brigata Maiella si caratterizzò per la sua natura autonoma e per la forte motivazione dei suoi volontari. Ragazzi ai quali i nazisti avevano distrutto le case, ucciso i genitori, fatto strage di innocenti e terra bruciata sul fronte della Linea Gustav.
Combattevano accanto agli Alleati e, dopo aver liberato l’Abruzzo dall’oppressione nazifascista, sarebbero potuti restare lì.
E invece no. Il fronte avanza e pure loro avanzano. “Motorizzati a piè”, dicevano.
I tedeschi li temono, li chiamano Banditen.
Ancora un passo, centomila passi, per liberare i fratelli e le sorelle delle Marche e poi quelli della Romagna. Motorizzati a piè, certo. Come sennò? Non avevano mezzi se non quegli scarponi che erano già tanto. Chi ce le aveva mai avute un paio di scarpe?
Combattono con coraggio, ovunque li accolgono e li rifocillano, fino alla Linea Gotica, a Bologna e poi ancora Asiago.
Ogni passo verso nord una promessa mantenuta, ogni battaglia una ferita e insieme una conquista.
Quelli che son partiti / non son tornati / Sui monti della Romagna sono caduti.
Dice un canto.
A Brisighella Ettore Troilo scioglie la Brigata, concludendo il suo commovente discorso con una frase che suona da monito e speranza:
“C’è ancora molto da fare.”
Per raccontare le storie ci vuole tempo e ascolto. Questa della Brigata Maiella amo molto raccontarla lungo il cammino, all’ombra dei faggi. Venite se, come dicevano i pastori poeti, “Ascoltar vi piace”. Perché, come diceva Luis Sepulveda: raccontare è resistere.
Francesca Camilla d’Amico
